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Per l’odio
non c’è più spazio

· ​La storia di tre prigionieri nella ex Jugoslavia che hanno partecipato ai programmi della Caritas ·

Un serbo ortodosso, un bosniaco musulmano e un croato cattolico, accomunati dallo stesso passato di ex detenuti nei campi di prigionia, durante la guerra nella ex Jugoslavia, e ora dallo stesso presente, dopo aver partecipato ai programmi Caritas di peacebuilding e riconciliazione. 

Hanno subìto torture e violenze, ma attraverso il progetto Pro-Future hanno compreso che il popolo di cui facevano parte si era macchiato degli stessi crimini commessi da coloro che li avevano perseguitati. A parlare delle storie di Janko Samoukovic, Amir Omerspahic e Zdenko Šupuković è il Sir Europa in un ampio dossier dedicato a questa martoriata parte del continente. «Parlando — spiega Samoukovic — abbiamo capito che avevamo vissuto situazioni simili, che la nostra sofferenza era comune. Il lavoro degli psicologi ci ha aiutato a raccontare le nostre storie senza provare dolore, elaborando il dramma. Ma questo modo di lavorare ha valore solo se siamo in tre a portarlo avanti: serbi, bosniaci, croati. Non voglio ingrandire il mio dolore per sminuire quello degli altri». I tre hanno raccontato pubblicamente la loro esperienza a conclusione del “tour della riconciliazione e della memoria” organizzato dalla Caritas alla vigilia del viaggio apostolico di Papa Francesco a Sarajevo, il 6 giugno. 

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19 agosto 2019

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