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Lo storico nella rete

· Le nuove risorse di una disciplina antica ·

Le olimpiadi degli storici — come è stato ribattezzato il congresso che si è svolto a Jinan dal 23 al 29 agosto scorso — hanno offerto l’opportunità di confrontarsi sul tema History: Our Past and Future, e di consegnare a colleghi di novanta nazioni i risultati di percorsi usuali, nuovi ambiti di indagine e confronti sulle recenti tecnologie che, nel prossimo futuro, potranno mutare anche la consolidata fisionomia dello storico di professione.

Che cosa sta accadendo nell’ambito della ricerca storica? Nel presente e per l’immediato futuro, sembra che essa debba affrontare almeno tre sfide. Anzitutto, l’esigenza di sviluppare forme di collaborazione fra le discipline umanistiche e quelle scientifiche, anche per superare le difficoltà economiche della ricerca, considerato che l’area scientifica, in genere, ha possibilità di accedere a maggiori risorse rispetto a quella umanistica. Emerge l’esigenza di saldare la divulgazione popolare di eventi e personaggi della storia con i risultati del lavoro degli storici di professione. Non è raro il caso di informazioni storiche trasmesse dai media (programmi televisivi, film, social network) che, in sintonia con il proprio statuto, faticano ad armonizzare esigenze di audience e di rappresentazione con la storiografia più accreditata e recente.

La terza sfida chiede agli storici di misurarsi con internet. La rete è un’indubbia risorsa per la storiografia e, probabilmente, è la novità più rilevante di questi ultimi anni anche per gli storici. Le opportunità da essa offerte si accompagnano, però, ad alcuni aspetti problematici.

Lo sviluppo della digitalizzazione, in termini di quantità di dati e di qualità di immagini immessi in rete, favorisce l’accesso alle fonti e agli studi dal proprio tavolo di lavoro, soprattutto di grandi archivi e biblioteche — senza alcuna distinzione di natura e proprietà ecclesiastica o statale, che in ogni caso si integrano in modo imprescindibile — vincolanti per la storia dell’umanità. Permette di ammortizzare le spese relative a viaggi e permanenza fuori sede, come pure di aggiornare periodicamente i risultati della ricerca, con un rapporto indubbiamente favorevole al beneficio economico che se ne ottiene, senza dover ricorrere ai necessari costi di stampa. La tecnologia informatica ha ampliato, poi, le condizioni di dialogo fra i ricercatori che, mettendosi in rete, possono compiere percorsi di ricerca comuni, confrontandosi su temi storici a livello pressoché planetario.

I vantaggi, tuttavia, sono accompagnati dal permanere di evidenti fragilità. Tra esse possiamo ricordare l’ingenuità di contrabbandare per completa una ricerca di fatto limitata ai soli dati disponibili in rete, la garanzia sulla loro validità e il loro aggiornamento, l’esigenza di tutelare i diritti d’autore sugli studi immessi nella rete, il libero moltiplicarsi di siti internet, con notizie spesso non debitamente verificate e con la probabilità, per chiunque, di spacciarsi per storico. E, non ultimo, il rischio di virtualizzare le relazioni personali, mortificando la bellezza dell’incontro e le opportunità di dialogo. Forse il futuro sarà di storici digitali? Indubbiamente internet sta cambiando il modo di comunicare alla comunità scientifica i risultati della ricerca storica. Di conseguenza, si va verso una sempre più sviluppata globalizzazione intellettuale del sapere storico e una mutazione nella sociabilità tra gli storici.

Se così è, la rete sta man mano imponendo l’esigenza di sviluppare una nuova etica per gli storici e una nuova epistemologia per la storia. In questo settore, indubbiamente, sono più avvantaggiati i giovani ricercatori, a diversi dei quali può attribuirsi ormai lo status dei cosiddetti nativi digitali. Alla loro opportuna valorizzazione, sostanziata da investimento nella ricerca e da accesso agli scambi e ai dibattiti internazionali, può oggi dirsi affidato il futuro della scienza storica.

di Gaetano Zito

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18 marzo 2019

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