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Lo stile del cristiano

· Messa del Pontefice a Santa Marta ·

Geordanna «Grazia e misericordia»

Secondo la logica del mondo «amare i nemici» è una «pazzia». Ma è proprio la «pazzia della croce» che deve guidare il comportamento di ogni cristiano, perché se vogliamo vivere «da figli» dobbiamo essere «misericordiosi come il Padre» e non farci guidare dalla «logica di satana», il grande accusatore che cerca sempre di «fare il male all’altro».

È lo «stile del cristiano» il centro della meditazione che Papa Francesco ha sviluppato durante la messa celebrata a Santa Marta la mattina di giovedì 13 settembre. Un tema, ha ricordato nell’omelia, che ricorre «parecchie volte nel Vangelo», in tanti brani in cui il Signore «ci dice come deve essere la vita di un discepolo, la vita di un cristiano. Ci dà segnali per avanzare nel cammino». Accade, ad esempio, nel discorso delle beatitudini, dal quale, ha detto il Papa, emerge «una cosa rivoluzionaria, perché sembra la logica del contrario»: è «la logica del contrario rispetto allo spirito del mondo». In quell’occasione «il Signore ci insegna come deve essere un cristiano». E nel capitolo xxv di Matteo, dove si parla delle opere di misericordia, «il Signore ci insegna cosa deve fare una persona per essere cristiana». Viene descritto uno «stile», di fronte al quale, ha sottolineato Francesco, «diciamo: “Essere cristiano non è facile”. No. Ma ci fa felici. È il cammino della felicità, della pace interiore».

Anche la liturgia del giorno attingeva a un brano evangelico (Luca 6, 27-38) dedicato a questo argomento. Si tratta di un passo in cui «il Signore scende nei dettagli e ce ne propone quattro per vivere la vita cristiana». Le parole di Gesù sono chiare: «A voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male». Sono, ha detto il Pontefice, «quattro “comandamenti”» di fronte ai quali l’uomo normalmente rimane perplesso: «Come posso amare quello che mi fa del male? Non vendicarmi, almeno difendermi». La risposta è: «Amate i vostri nemici». Verrebbe, ha aggiunto il Papa, da ribattere: «Ma non posso odiarli? Ho diritto a odiarli, perché loro mi odiano e io devo odiarli...». E la risposta è sempre netta: «No. Amate. I nemici, coloro che vogliono distruggervi: amate. “Fate del bene a quelli che vi odiano”».

C’è un contrasto tra ciò che appare «normale» — «Se io so che una persona mi odia, vado a dirlo a tutti gli amici: “Questo mi odia. Questo mi vuole distruggere”. Entro nel chiacchiericcio...» — e ciò che viene chiesto al cristiano: «No. “Fate del bene”. Se tu sai che qualcuno ti odia ed è nel bisogno, ha qualche necessità o passa per una situazione difficile, fai del bene».

La terza indicazione di Gesù è: «Benedite coloro che vi maledicono». Qui si entra, ha notato il Papa, nella «logica della risposta. Uno ti dice una maledizione e tu rispondi con una di alto livello; l’altro fa salire il livello della maledizione e l’odio cresce e finisce nella guerra. È la logica degli insulti. Finisce in guerra insultandosi». Il Signore invece dice: «No. Fermati, “benedite”. Ti ha maledetto? Tu benedicilo».

C’è poi «la più difficile, quella che viene adesso: “Pregate per coloro che vi trattano male”». A tale riguardo Francesco a chiesto: «Quanto tempo di preghiera io prendo per chiedere al Signore per le persone moleste, per le persone che mi danno fastidio, o anche mi trattano male?». È bene fare «un esame di coscienza».

Tutto ciò, ha sintetizzato il Pontefice, «è lo stile cristiano, questo è il modo di vivere cristiano». Si potrebbe chiedere: «Ma se io non faccio queste quattro cose — amare i nemici, fare del bene a quelli che mi odiano, benedire coloro che mi maledicono e pregare per coloro che mi trattano male — non sono cristiano?». Anche in questo caso la risposta è chiara: «Sì, sei cristiano perché hai ricevuto il Battesimo, ma non vivi come un cristiano. Vivi come un pagano, con lo spirito della mondanità». E, ha aggiunto, «queste non sono figure poetiche: questo è quello che il Signore vuole che noi facciamo. Così, diretto». Sono indicazioni concrete, perché «è tanto facile riunirci per sparlare dei nemici o di coloro che sono di un partito diverso o anche di coloro che non sono nella nostra simpatia. Invece la logica cristiana è la contraria».

E non ci sono eccezioni: «“Ma padre, questa è una cosa che va sempre seguita?”. Sì. “Ma questa è una pazzia?” Sì. Paolo lo dice chiaramente: “la follia della Croce”. Se tu come cristiano non sei appassionato di questa “follia della Croce”, non hai capito cosa significa essere cristiano».

A conferma di quanto detto, il Papa ha ripreso il testo evangelico per sottolineare la differenza che lo stesso Gesù fa tra cristiani e pagani: «Usa la parola “peccatori”. “pagani”, “peccatori”, “mondani”». La sintesi di tale ragionamento la offre la Scrittura stessa, dove il Signore, come in un «riassunto», spiega il motivo di certe indicazioni: «Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso». Il fine di tutto, ha spiegato Francesco, è quindi «arrivare a comportarci come figli, figli del nostro Padre, che sempre fa del bene, che è “misericordioso”: questa è la parola chiave».

Perciò, ha aggiunto, «leggendo, ascoltando queste cose che Gesù dice, possiamo farci la domanda: io sono misericordioso?». Possiamo «entrare nel mistero della misericordia» e chiederci: «Il Signore ha usato misericordia con me? Ho sentito io la misericordia del Signore? Se sono misericordioso, sono figlio del Padre». E così come talvolta si dice di un bambino: «Ma come assomiglia al padre!», ugualmente «soltanto i misericordiosi assomigliano a Dio Padre» perchè questo «è lo stile del Padre».

Questa strada però, ha avvisato il Pontefice, è controcorrente, «non accusa gli altri» e «va contro lo spirito del mondo», Infatti, ha spiegato, «fra noi c’è il grande accusatore, quello che sempre va ad accusarci davanti a Dio, per distruggerci. Satana: lui è il grande accusatore. E quando io entro in questa logica di accusare, maledire, cercare di fare del male all’altro, entro nella logica del grande accusatore che è distruttore. Che non conosce la parola “misericordia”, non conosce, mai l’ha vissuta».

Quindi, ha detto Francesco, il cammino del cristiano è sempre di fronte a un bivio: da una parte «l’invito del Signore» a «essere misericordioso, un invito che è una grazia, una grazia di filiazione, per assomigliare al Padre». Dall’altra parte, c’è «il grande accusatore, satana, che ci spinge ad accusare gli altri, per distruggerli». Non si può, ha concluso il Pontefice, «entrare nella logica dell’accusatore» e, anzi, «l’unica accusa lecita che noi cristiani abbiamo, è accusare noi stessi. Per gli altri soltanto la misericordia, perché siamo figli del Padre che è misericordioso».

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