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Lo sterco del diavolo

Intervista a Brigitta Klieber, laica «potente» direttrice della tesoreria dell’arcidiocesi di Vienna

Per venticinque anni Brigitta Klieber ha amministrato l’arcidiocesi di Vienna, cosa certo poco usuale per una donna, come commenta lei stessa. Klieber infatti occupava — come succede in genere alle donne — un posto di secondo piano, nonostante la sua ottima preparazione professionale, ed è stata una serie fortuita di eventi che l’hanno portata a un ruolo direttivo nel quale ha potuto dimostrare le sue capacità. Come si è giunti alla sua nomina a direttrice della tesoreria dell’arcidiocesi di Vienna? 

Nell’autunno del 1968 ho presentato domanda d’impiego come direttrice della ragioneria dell’arcidiocesi di Vienna, poiché nel mio studio di consulenza fiscale avevo già assistito alcuni ordini religiosi e istituzioni ecclesiastiche e desideravo collaborare ancora più intensamente con la Chiesa. Dal 1° dicembre 1986 sono diventata direttrice della ragioneria diocesana, che è una sezione della tesoreria. Il 31 ottobre 1987 il mio diretto superiore, l’allora direttore della tesoreria, lasciò il lavoro. A causa di altri impegni professionali, il successore designato poteva assumere il suo nuovo compito solo a partire dal 1° luglio 1988. Per questo, oltre alla direzione dell’ufficio di ragioneria, dal 1° novembre 1987 al 30 giugno 1988 mi venne affidata, in qualità di direttrice provvisoria, la responsabilità generale per l’ambito finanziario dell’arcidiocesi. Dopo appena due mesi, il nuovo direttore della tesoreria fu costretto a rinunciare al suo incarico per motivi di salute. Poiché nel periodo in cui avevo assunto la direzione provvisoria mi ero dimostrata capace, fui nominata direttrice della tesoreria ed economa dell’arcidiocesi di Vienna. 

È normale o è piuttosto insolito che sia una donna a occupare una posizione importante come la sua? 

Quando ho assunto il mio incarico, nella sola tesoreria erano impiegati 250 collaboratori. La nomina di una donna come direttrice di un ufficio così grande e come economa dell’arcidiocesi austriaca più importante nel 1987 suscitò un po’ di clamore. All’epoca, in molte diocesi questo incarico veniva svolto da sacerdoti. Anche gli uomini laici non erano ancora un’ovvietà. Sono stata la prima donna a occupare questa posizione; certamente sono stata la prima donna in Austria, ma probabilmente anche in tutta l’area di lingua tedesca (e forse addirittura nel mondo?). È stato quindi senz’altro un fatto straordinario che una donna sia stata nominata economa in conformità al canone 494 del Codice di diritto canonico e che le sia stata affidata la gestione delle finanze della diocesi. Comunque, all’epoca, nell’arcidiocesi di Vienna c’erano già altre donne che svolgevano compiti dirigenziali, per esempio erano donne a dirigere i corsi di teologia e l’archivio diocesano. Oggi nella nostra arcidiocesi le donne guidano l’ufficio pastorale, l’ufficio scolastico e la revisione interna. 

Chi gestisce denaro detiene anche grande potere: questa “posizione di potere” l’ha portata a essere in sintonia o in contrasto con l’arcivescovo? 

Come economa sono obbligata a fare presente le conseguenze finanziarie di ogni decisione che viene presa. Considero però altrettanto importante l’efficacia pastorale. Mi ha fatto quindi piacere quando il cardinale Schönborn, nelle sue parole di saluto, ha sottolineato di aver particolarmente apprezzato, nel mio lavoro, questa combinazione di visione finanziaria e pastorale. E in questi venticinque anni ho potuto constatare nel lavoro quotidiano che l’arcivescovo, quando prende decisioni, tiene seriamente conto dei miei consigli. 

Quali esperienze ha vissuto, come laica “potente”, in una curia costituita in larga parte da uomini? 

In questi venticinque anni non ho mai avuto l’impressione che il mio lavoro e la mia opinione avessero minor peso di quelli dei miei colleghi uomini. Nel mio lavoro ho goduto di piena parità di diritti. Soprattutto so che il mio lavoro è stato apprezzato. Ho anche osservato che le donne molto qualificate spesso non si candidano quando vengono proposti compiti dirigenziali. Forse le donne — non solo nella Chiesa ma anche nella società — dovrebbero avere un po’ più di fiducia in se stesse. Il carisma e l’impegno delle donne sono irrinunciabili per la Chiesa a tutti i livelli. La forma della collaborazione tra uomini e donne, conforme alla chiamata di Dio, deve essere rimodellata e ulteriormente sviluppata in ogni tempo e società. 

Quale bilancio può trarre dai tanti anni in cui ha svolto questa attività? 

Questi venticinque anni nella tesoreria sono stati un tempo appassionante. Proprio in questi tempi in cui le entrate a medio termine si riducono in modo tangibile, la distribuzione equilibrata dei contributi per la Chiesa per i suoi numerosi compiti costituisce una grande sfida. Circa il settanta per cento del budget diocesano viene impiegato per le spese del personale dell’arcidiocesi di Vienna e delle parrocchie; è quindi molto importante che i collaboratori della Chiesa ricevano puntualmente il loro stipendio. Siamo riusciti da un lato ad aumentare solo moderatamente il contributo annuale dei cattolici, dall’altro ad adempiere ai molti obblighi finanziari senza contrarre debiti. 

Il suo mandato si è concluso o ci sono altri motivi per cui alla fine del mese terminerà il suo lavoro? 

La mia nomina come economa è stata rinnovata di cinque anni in cinque anni. L’ultima nomina è avvenuta nel 2010, e quindi il mio mandato non sarebbe ancora scaduto. Dirigo il settore finanziario della arcidiocesi da ormai venticinque anni. Sebbene il mio lavoro continui a darmi grande gioia e lo viva ogni giorno di nuovo come una emozionante sfida, ritengo giusto che, dopo tanto tempo, qualcun altro assuma l’incarico. Soprattutto, però, farà bene a me personalmente poter lasciare ad altri questa grande responsabilità. Gli ultimi anni sono stati molto intensi dal punto di vista lavorativo. Mi hanno lasciato troppo poco tempo da dedicare a me stessa. Così, tre anni fa ho chiesto al cardinale Schönborn di pensare alla mia successione. All’inizio non ha nemmeno voluto sentirne parlare. È stato bello sapere che l’arcivescovo apprezzava tanto il mio lavoro da non volermi lasciare andare. Alla fine, però, ha compreso le mie motivazioni. Il mio successore è stato designato nel gennaio scorso, sicché il passaggio delle consegne è potuto avvenire nel migliore dei modi. 

Come funziona in Austria il sistema delle imposte per la Chiesa? 

In Austria non esiste una imposta per la Chiesa come in Germania o in Svizzera, bensì un contributo. Ciò significa che l’esazione non viene effettuata dallo Stato insieme a quella delle tasse statali, bensì attraverso la Chiesa stessa. Il contributo per la Chiesa in Austria, però, non è nemmeno una quota associativa fissa, ma è legato alle possibilità finanziarie degli individui. Per questo dipendiamo dalla collaborazione dei cattolici: se non ci viene comunicato il reddito, dobbiamo stimare noi l’importo del contributo. Il vantaggio del contributo per la Chiesa consiste nel fatto che per calcolarlo dobbiamo cercare il contatto diretto con i cattolici, e che nello stabilire l’importo teniamo conto delle riduzioni previste dalla Chiesa, rispettando la situazione finanziaria di ognuno. Il contributo per la Chiesa in Austria è solo un terzo rispetto a quello della Germania. Grazie a un bonus per chi paga subito, cioè per chi versa l’importo già all’inizio dell’anno, e alla riscossione tramite banca, negli ultimi anni gli avvisi per i ritardi nel pagamento sono notevolmente diminuiti. Due terzi dei cattolici pagano o con il bonus all’inizio anno oppure tramite banca. 

Che cosa viene fatto per garantire la massima trasparenza nella gestione delle risorse finanziarie di un’arcidiocesi importante come quella di Vienna? 

Il budget e la chiusura dei conti vengono prima discussi da un comitato del consiglio economico diocesano, del quale fanno parte esperti esterni. Questo comitato, inoltre, ogni anno affida a un revisore finanziario il compito di verificare i conti annuali; peraltro circa ogni cinque anni viene cambiato non solo il revisore, ma anche l’intero ufficio per la revisione. La relazione del revisore è alla base del rendiconto che viene pubblicato ogni anno e dal quale i cattolici possono vedere come viene utilizzato il loro contributo. 

«I miei genitori si sono conosciuti durante la guerra. Mia madre è tedesca, mentre mio padre è di Vienna. Sono cresciuta e andata a scuola a Vienna: prima il ginnasio dalle Orsoline, poi l’accademia commerciale (soprattutto perché mia nonna riteneva che una ragazza non avesse bisogno di studiare). Qui ho preso la maturità come prima della classe, convincendo la mia famiglia a farmi proseguire gli studi. Mi sono laureata in economia aziendale all’università di Vienna. Poi ho lavorato nell’ambito della consulenza fiscale. Nel 1986 sono entrata al servizio dell’arcidiocesi di Vienna».

di Astrid Haas

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