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Lo spirito di servizio vince il miraggio del potere

· Il cardinale Bertone alle nuove reclute della Guardia Svizzera ·

«Nel modo di vivere e di pensare degli uomini, il miraggio del potere nasconde l’ambiguità del proprio tornaconto, della sopraffazione dell’altro e della gloria personale». Per Dio invece «il potere è sempre equivalente a maggior servizio e carico di responsabilità». Per questo «lo stesso termine ecclesiastico di “ministri” non designa dei potenti ma dei servitori». Lo ha ribadito il cardinale Tarcisio Bertone nella messa per dodici nuove reclute della Guardia Svizzera Pontificia celebrata mercoledì 2 marzo nella cappella privata del segretario di Stato.

Dopo aver ringraziato il comandante Anrig e il cappellano monsignor de Raemy, il porporato ha offerto una riflessione in tre punti: la missione di Cristo in opposizione alla vanagloria degli uomini; chi vuol essere il primo si faccia il servo di tutti; infine i «bianchi amori» della cattolicità per l’ostia consacrata, la Vergine Maria e il Papa.

Quanto al primo aspetto, il celebrante ha fatto riferimento al capitolo 10 dell’evangelista Marco, caratterizzato dal contrasto stridente tra quanto dice Gesù e quanto chiedono i discepoli Giacomo e Giovanni. «È qui evidente — ha commentato — la contrapposizione tra il pensare di Dio e il pensare degli uomini»: il suo Regno si costruisce attraverso croce e sacrificio e si contrappone a quello degli uomini, «frutto del compromesso, dell’autoaffermazione e del sopruso».

Di conseguenza «la missione della Chiesa è rendere presente in ogni tempo la missione del Cristo, indicando nella croce il segno più autorevole della logica dell’amore, che supera le ristrette vedute della giustizia umana e quelle ancor più anguste del potere e della gloria».

Il secondo punto dell’omelia riguardava la scelta del servizio, nonostante le difficoltà legate alla realizzazione in concreto. «È grande agli occhi di Dio infatti — ha commentato il cardinale Bertone — chi si mette al servizio degli altri». E ciò vale anche nella vita militare e in quella ecclesiastica, caratterizzate entrambe da gradi gerarchici. «Ogni sistema ordinato — ha detto — prevede dei superiori dediti alla guida. Così è anche nella Chiesa, vista nel suo aspetto istituzionale. Tuttavia, nostro compito è comprendere che nella logica di Dio chi più comanda è colui che più serve, e chi serve e ama davvero gli uomini è il vero “superiore”». Da qui l’esortazione alle giovani reclute «a familiarizzare con i paradossi del Vangelo. Fate a gara non nel primeggiare tra gli uomini — ha detto loro — bensì nel servire».

Infine il segretario di Stato ha riproposto i «bianchi amori» della nostra fede, che — ha sottolineato — «possono offrire un buon criterio di appartenenza anche nel servizio di guardia che vi accingete a iniziare alla persona del Santo Padre»: anzitutto l’amore per l’Eucaristia, che nutre e alimenta l’anima di ogni cristiano, così che tutto, pensieri, parole e azioni, sia indirizzato a Cristo; poi quello per Maria, la madre di tutti i credenti, che è il modello principe, perché il suo itinerario di fede e di obbedienza è esemplare e insuperabile per vivere in rapporto con Dio; infine l’amore per il Papa, che da secoli la Guardia Svizzera testimonia garantendo l’incolumità del Vicario di Cristo in terra. «Se ogni cristiano nutre sentimenti di venerazione e ossequio verso il Santo Padre — ha affermato — per voi che iniziate il vostro servizio questo discorso vale ancora di più. Amarlo, servirlo, custodirlo, proteggerlo è il vostro compito principale. Rendendo questo servizio al Papa — ha concluso — voi servite Cristo: amando il Papa amate Cristo, proteggendo il Papa proteggete Cristo».

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14 novembre 2019

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