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Lo spirito che cura il corpo

· In un libro l’opera straordinaria di monsignor Luigi Novarese ·

L’opera, le intuizioni spirituali, il dialogo con la medicina, l’impegno straordinario per i più deboli e i sofferenti: è quanto viene raccontato nel bel libro Luigi Novarese. Lo spirito che cura il corpo, che il giornalista Mauro Anselmo ha dedicato alla figura del grande sacerdote piemontese. Una biografia che approfondisce tutti gli aspetti di un’esistenza e di un impegno rivolti agli ammalati, ai quali monsignor Novarese insegnò a pensare e a vivere in modo nuovo il proprio ruolo e la sofferenza. Del volume pubblichiamo la prefazione, scritta dal cardinale segretario di Stato.

Il sacerdote è «uomo di compassione, “ponte” tra Dio e il mondo». Questa affermazione lapidaria acquistava i suoi contorni man mano che Benedetto XVI, incontrando il clero della diocesi di Roma nell’Aula delle Benedizioni in Vaticano, il 18 febbraio 2010, svolgeva la sua lectio magistralis all’inizio di Quaresima. Quello era il titolo scelto per spiegare come il sacerdote si trova immerso nella passione del mondo per trasformarlo e portarlo a Dio, perciò il suo ministero non può limitarsi all’atto cultuale della Messa ma va realizzato e concretizzato esistenzialmente, anche nell’accettazione delle sofferenze della vita pastorale.

Mi soffermo su questo aspetto perché, in sintesi, illustra bene la figura di monsignor Luigi Novarese il quale, fin dal 1943, anno in cui fondò la «Lega Sacerdotale Mariana», prendendo forza dalla devozione al “Cuore Immacolato di Maria” propagata dalle apparizioni di Fatima che avevano segnato come nessun’altra gli eventi della storia del Novecento, scese in campo per affermare coi fatti che la testimonianza della fede doveva uscire dalle sacrestie e rendere più evidente la sua presenza nella società. Il fulcro della spiritualità che ha accompagnato la vita e la missione sacerdotale di monsignor Luigi Novarese ha infatti una forte connotazione mariana e va ricordato a questo proposito che fu mamma Teresa ad avergli inculcato fin da bambino l’amore per la Madonna.

Ma la compassione di cui monsignor Luigi Novarese diede maggiormente prova fu per la condizione di sofferenza dell’uomo. Mauro Anselmo, autore della bella biografia Luigi Novarese. Lo spirito che cura il corpo , lo definisce «un esploratore delle risorse dello spirito nei limiti del corpo sofferente». Egli ha fatto sì che dalla condizione di limitazione fisica emergessero impensate potenzialità spirituali e terapeutiche.

La missione sacerdotale a cui Dio lo ha chiamato è stata quella di affrontare la domanda angosciosa del mondo sul perché della malattia e della sofferenza (domanda che da sempre rischia di separare l’uomo da Dio), facendo leva sui valori dello spirito della persona sofferente; valori che, insieme alle migliori cure dettate dalla scienza medica, fanno del percorso verso la guarigione un’esperienza dal senso profondamente ricco e umano. Lo spirito può diventare così cura per il corpo. «Il corpo non sta accanto allo spirito come qualcosa di esteriore, ma è l’autoespressione dello spirito, la sua “immagine”. Ciò che costituisce la vita biologica nell’uomo, è costitutivo anche della persona. La persona si realizza nel corpo, e pertanto il corpo ne è l’espressione; in esso si può vedere la realtà invisibile dello spirito». Con questa riflessione il teologo Joseph Ratzinger, divenuto Papa Benedetto XVI, commentava l’enciclica di Pio XII Haurietis aquas (1956) dedicata al culto del Sacro Cuore (Joseph Ratzinger, Mistero Pasquale e devozione al Cuore di Gesù , Edizioni AdP).

La visione carismatica di monsignor Novarese ha dato vita nel 1947 al «Centro Volontari della Sofferenza», che ora si configura come una Confederazione internazionale, e poi all’associazione dei «Silenziosi Operai della Croce», comprendente sacerdoti, fratelli e sorelle che vivono la consacrazione a Cristo totalmente dedicati al servizio delle persone sofferenti. La definizione scelta racchiude le linee portanti di un singolare apostolato dei malati che monsignor Novarese ha introdotto nella Chiesa, quale “ponte” fra Dio e il mondo in cui l’uomo vivente si confronta con il mistero della sofferenza.

Attraverso le pagine di questa biografia si possono conoscere, con avvincente interesse, le tappe diversificate della vita di monsignor Luigi Novarese, ma per parte mia, in quanto salesiano, vorrei sottolineare alcuni aspetti che me lo rendono particolarmente vicino.

In primo luogo, la sua infanzia è stata segnata dalla presenza di don Filippo Rinaldi, terzo successore di don Bosco, allora alla guida della Congregazione salesiana, morto nel 1931 e proclamato beato nel 1990. A lui il sedicenne Luigi, affetto da una coxite tubercolare, aveva scritto per chiedere di pregare per la sua guarigione che era senza speranza. In realtà la guarigione l’ottenne grazie all’intercessione di Maria Ausiliatrice e di don Bosco, e questo fatto straordinario lo segnò a tal punto da condurlo a dedicare la propria esistenza agli infermi.

Il secondo aspetto dal timbro ugualmente salesiano è il parallelo tra la mamma di don Bosco e la mamma di monsignor Novarese. Ambedue hanno avuto un ruolo importante nella formazione e nell’accompagnamento dei propri figli e, come dicevo, nel radicamento di una autentica devozione mariana.

Un terzo punto che voglio sottolineare, e che si situa in relazione con il mio attuale incarico di Segretario di Stato, è il fatto che monsignor Novarese per lunghi anni ha prestato servizio in Vaticano presso la Segreteria di Stato. Iniziò nel 1942 e, durante il secondo conflitto mondiale, svolse compiti delicati di contatto con i vescovi per far fronte alle necessità delle famiglie che avevano dei congiunti impegnati in guerra. Concluse il suo lavoro presso la Segreteria di Stato nel 1970, dopo ventotto anni assiduamente spesi, durante i quali ha saputo conciliare il lavoro d’ufficio assegnatogli con l’impegno di fondatore delle opere di cui abbiamo parlato.

Servo di Dio nel vero senso del termine, monsignor Luigi Novarese è ora incamminato verso la beatificazione da tutti auspicata.

Brilla sul moggio della Chiesa e di fronte alla società civile la sua innovativa opera di valorizzazione della sofferenza e promozione integrale del malato. Senza dubbio l’opera di monsignor Luigi Novarese si è sviluppata grazie all’intelligenza e alle sue notevoli capacità umane, ma soprattutto ha potuto radicarsi grazie alla fede carismatica che accompagna le opere volute da Dio stesso. La solidità e la bellezza di tale opera è dovuta anche alla filiale fiducia nell’aiuto di Maria Santissima e al delicato impegno del fondatore e dei suoi seguaci nel lasciarsi plasmare dall’amore del Cuore Sacratissimo di Gesù, in silenziosa e profonda umiltà.

Il decreto di venerabilità del servo di Dio Luigi Novarese, promulgato nel marzo 2010, spiega, infatti, che il suo cammino di santità «è quello del silenzio interiore che dà tutto lo spazio del cuore (la tenda interiore) all’Amore Trinitario e al servizio del prossimo».

Auguro a coloro che si apprestano alla lettura di questa biografia di essere pervasi dalla fiduciosa speranza che il bene è capace di trionfare su qualsiasi forma di limitazione fisica o morale, poiché nulla sfugge alla forza di gravitazione dell’amore di Dio.

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