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Lo spiraglio del parere n. 121

· Il dibattito sulla legge Leonetti in Francia ·

Pochi giorni prima che il presidente della repubblica francese François Hollande, visitando il primo luglio scorso un ospedale, ribadisse l’intenzione del Governo di «completare e migliorare» la legge Leonetti sulla fine della vita introducendo con ogni probabilità alcune aperture sulla morte provocata, il Comitato consultivo nazionale di etica francese (Ccne) rendeva noto un parere, il numero 121, denominato «fine vita, autonomia della persona, volontà di morire» che non va nella stessa direzione.A darne notizia è stato il quotidiano «la Croix» nell’edizione del 2 luglio.
Su sei raccomandazioni, come si legge nell’introduzione al parere, vi è stato nel Ccne un accordo unanime. Innanzitutto sulla necessità di «far cessare tutte le situazioni di indegnità che si trovano ancora troppo sovente nella fase finale della vita» e sulla «necessità di rendere accessibile a tutti il diritto alle cure palliative», un diritto, specifica il documento, «riconosciuto dal legislatore da quattordici anni». Rispettivamente, in terzo e quarto luogo, sulla «necessità di promuovere l’accesso alle cure palliative a domicilio» e di «rispettare le direttive anticipate redatte dalla persona». Infine il Ccne unanimemente invoca «il rispetto del diritto della persona in fin di vita a una sedazione profonda» nel caso in cui questa abbia rinunciato ad esempio alla nutrizione e all’idratazione e «la necessità di sviluppare la formazione dei curanti, la loro capacità di ascolto e di dialogo». Il parere n. 121, benché opinabile in alcune conclusioni, offre anche all’Esecutivo una grande possibilità: quella di concentrare gli sforzi, se davvero vi fosse bisogno di migliorare ancora la legge Leonetti, puntando sui sei punti sopra citati, cioè, in una parola, sullo sviluppo delle cure palliative. Evitare i trattamenti sproporzionati e straordinari senza «far morire» il paziente ma «permettendogli di morire», utilizzare tutti i farmaci disponibili e tutta l’umanità possibile per alleviare i sintomi fisici e psichici in fine vita, accompagnare il malato e la famiglia preferibilmente a casa fino alla fine e anche oltre nella fase di lutto, rispettare le decisioni del malato nel solco di una medicina che da sempre ha rifiutato di dare la morte e che sempre più deve cercare di formare in questo senso i propri operatori: questa è l’unanimità espressa dal comitato nazionale di etica, questa è la sostanza della medicina palliativa.

Chi lavora in cure palliative sa che tutto dipenderà da come tale dibattito sarà condotto. In un tardo pomeriggio una paziente in fin di vita, giunta tre settimane prima nell’unità di cure palliative decisa a chiedere per sé il suicidio assistito, ci guardò e per la prima volta accennò un sorriso: «Mai visto un’erba così verde come quest’anno!». Capimmo che la strada fatta insieme non era stata vana.

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26 febbraio 2020

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