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Lo sguardo di Gesù
sulla famiglia

· Dai vangeli alle «quaestiones» dibattute al sinodo ·

La pazienza nell’ascoltare chi parla, l’umiltà di porsi sotto lo sguardo di Gesù, il coraggio di sostenere il confronto sono state le tre vere sfide che il sinodo ha dovuto sostenere, nel momento in cui si prestava ad affrontare le sfide pastorali sulla famiglia oggi. Nell’aula si è fatta esperienza di franchezza, rispondendo all’invito di Papa Francesco rivolto ai presenti fin dall’inizio dei lavori, il 6 ottobre: «Bisogna dire tutto quello che nel Signore si sente di dover dire: senza rispetto umano, senza pavidità. E, al tempo stesso, si deve ascoltare con umiltà e accogliere con cuore aperto quello che dicono i fratelli. Con questi due atteggiamenti si esercita la sinodalità». La discussione avvenuta al sinodo ha valore, anzitutto, per il fatto stesso di essere stata possibile. Lungi dalla pretesa di possedere spazi, si è trattato di iniziare processi (cfr. Evangelii gaudium, 223), quelli dell’autentica collegialità, in cui praticare un aperto confronto significa «risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo» (ivi, 227).

Questo prerequisito fondamentale ha consentito di affrontare, come quaestiones disputatae, alcune delicate sfide pastorali. Fatta salva la dottrina sul sacramento del matrimonio, si trattava di prendere in considerazione gli argomenti a favore e contro le ipotesi praticabili, compatibili col magistero sicuro della Chiesa in materia matrimoniale e familiare.

In verità, la metodologia della quaestio disputata, diffusamente praticata in epoca medievale, trova in san Tommaso d’Aquino il grande maestro. Pur dedicandosi a sviscerare ogni aspetto della questione, questi era tuttavia ben consapevole della provvisorietà anche delle migliori formulazioni: actus autem credentis non terminatur ad enuntiabile sed ad rem (“l’atto del credente non si esaurisce nella espressione verbale ma si rivolge alla realtà”, cioè al mistero che la trascende, Summa theologiae, ii-ii, q. 1, a. 2, ad 2).

Affrontare dunque le questioni non significa mettere in dubbio la verità della fede, ma piuttosto contemplarla con occhi nuovi, quelli di Gesù riflessi nello sguardo della Chiesa, la cui primaria intenzione è di preoccuparsi di essere fedele al suo Signore, per il bene integrale di tutti gli uomini, a partire dai suoi figli più fragili.

di Maurizio Gronchi

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15 ottobre 2019

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