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Lo sguardo
di due donne

· Nel libro «Francesco il Papa americano» ·

Una delle trentanove tavole di Giuliano Vangi che accompagnano il volume

Dallo sguardo femminile e laico di due autrici risulta «uno spaccato sulla vita e sul pontificato di Papa Francesco davvero originale, senza sciatterie», capace di «cogliere gli aspetti positivi della sua personalità e anche i limiti, ma con una tale delicatezza che non irrita coloro che vogliono bene al Papa e, allo stesso tempo, non fa gridare allo scandalo i cultori della oggettività storica».
Così il 19 giugno l’arcivescovo Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato, ha concluso il suo intervento, nel corso della presentazione — svoltasi a Roma presso la Sala degli atti parlamentari del Senato — del volume di Silvina Pérez e Lucetta Scaraffia, Francesco il papa americano (Torino, Utet, 2017, pagine 240), introdotto dal direttore dell’Osservatore Romano. Dopo il saluto di Marco Castelluzzo, presidente e amministratore delegato di Utet Grandi Opere, sono intervenuti — assieme a monsignor Becciu — Luciano Violante, presidente emerito della Camera, e il senatore Luigi Zanda.
Presentando il volume — scritto «in stile sobrio, scorrevole, avvincente, ben documentato e senza aggettivi fuori posto» — l’arcivescovo Becciu si è innanzitutto chiesto il perché di un nuovo libro su Papa Francesco. «Bergoglio suscita curiosità perché dopo oltre quattro anni di pontificato è ancora imprevedibile, pieno di sorprese, ed è difficile ingabbiarlo in un modello già predisposto, e proprio per questo vi è tanto interesse per il suo passato. Esso si propone di aiutare il lettore a capire il Papa, grazie ai testi ma anche grazie ai tre principali documenti del pontificato (Evangelii gaudium, Laudato si’, Amoris laetitia) e alle suggestive tavole di un artista importante, Giuliano Vangi».
Ma la singolarità del libro, ha spiegato il sostituto, è il fatto che sia stato scritto da due donne, che dirigono rispettivamente l’edizione in spagnolo e il mensile femminile dell’Osservatore Romano.
«Silvina Pérez — ha proseguito il sostituto della Segreteria di Stato — racconta, con uno stile quasi cinematografico, momenti anche inediti degli anni argentini, offrendo chiavi d’interpretazione attraverso episodi emblematici: dalla crisi del 1929 all’emigrazione della famiglia d’origine, dalla scelta religiosa alla vita non facile nella Compagnia di Gesù e nell’epoca buia della dittatura militare, fino a un episcopato vissuto pienamente. Sono pagine che ho letto con avidità, volevo capire se il Papa di oggi si ritrova tra le pieghe del suo passato. La conclusione è evidente: non ci si improvvisa Papa. Si è oggi quello che si era nel passato. Alcuni aspetti del carattere si attenuano, altri si accentuano, alcune idee in nocciolo si sviluppano e altre diventano i punti programmatici del proprio ministero. In Papa Francesco questo appare più marcato che mai: egli non ha assunto pose da Papa, è rimasto quello che era. È se stesso. Questa è la grandezza di Papa Bergoglio. Questa la sua originalità. Lui vivendo in Santa Marta si è esposto più che mai ed è più facilmente fotografabile da vari occhi curiosi. Vivendo nel palazzo un Papa era più protetto; lo si vedeva solo nei momenti ufficiali e diventava conosciuto nella sua esperienza quotidiana solo dalla stretta cerchia dei suoi intimi».
Del racconto della vocazione di Bergoglio, ha detto ancora il presule, «mi colpisce un particolare: sente la vocazione, decide di lasciare tutto e anche gli... amici che lo attendevano alla stazione ferroviaria! Ora capisco la sedia vuota al concerto o ad altri eventi. Se sente che deve fare qualcosa di più importante lascia amici, platea, quanti lo aspettano ed esegue quanto pensa sia più giusto fare in quel momento. Non gli importa del giudizio altrui: è un uomo libero».
A Lucetta Scaraffia, ha proseguito l’arcivescovo Becciu, «spetta addentrarsi nell’analisi del Pontificato di papa Francesco. Ella tenta di fare un difficile bilancio cercando un filo rosso, in una sintesi interpretativa scritta con sintonia e interesse ma che ne mette in luce anche gli aspetti più conflittuali, come il costante coinvolgimento con l’Argentina. E misura il pontificato anche rispetto alle aspettative che il Papa nuovo e riformatore aveva suscitato. Nel leggere le sue pagine ti conduce quasi una insana curiosità, quella di vedere se arriva a cogliere in fallo il Papa. Questo non succede. È brava, sa bene districarsi nel pro e nel contro delle molteplici e spinose questioni e trovare la via di uscita ove ad aver la meglio è sempre il Papa. Ne emerge l’abilità della storica e della giornalista, ma direi anche la fede della cristiana che guarda con positività gli avvenimenti che succedono».
E se dalla lettura di Francesco il papa americano, ha detto Luciano Violante, esce il ritratto di «una Chiesa che ha da insegnare ma anche da imparare, da correggere ma anche da correggersi», il volume aggiunge un tassello importante alla conoscenza di Papa Francesco: «La sua esperienza di vita offre una chiave per comprendere il suo sentirsi missionario», e cioè «vescovo nelle periferie più disastrate; vescovo durante la grande crisi argentina (2001-2002); vescovo di fronte ai dittatori».
«Noi qui — ha concluso il senatore Zanda — siamo in un parlamento laico e pensiamo che il Papa venga scelto dai cardinali, che lo eleggono secondo la coscienza di ognuno di loro. Ma siamo anche uomini della politica italiana, dove da qualche tempo le decisioni non sono sempre così chiare e così costruttive. Dobbiamo quindi molta considerazione alla sapienza della Chiesa che, in tempi diversi, ma sempre in circostanze difficili e complesse, ha saputo scegliere con tanta lungimiranza la guida cui affidarsi».
I saluti delle autrici hanno chiuso l’incontro. E se Peréz si è soffermata sulla chiave dello sguardo, Scaraffia — riprendendo uno spunto di Violante — ha parlato della chiave del dolore: «Da arcivescovo che guardava il dolore del mondo, lo sguardo di Bergoglio era triste. Ora, da Papa che di quel dolore si fa portavoce, il volto di Francesco è diventato sorridente».

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28 luglio 2017

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