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Lo sguardo del Papa e della Santa Sede sul mondo

· Messa del cardinale Bertone per il centocinquantesimo anniversario del nostro giornale ·

Il «rendimento di grazie a Dio per tutto il bene che ha voluto diffondere nella Chiesa e nella società mediante “L’Osservatore Romano”» è stato espresso dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, durante la messa celebrata nella mattina di venerdì 1° luglio, nella Cappella Paolina, in occasione del centocinquantesimo anniversario del nostro giornale.

Cari fratelli e sorelle!

In questa importante ricorrenza liturgica della solennità del Sacro Cuore di Gesù ho la gioia di celebrare stamani l’Eucaristia per voi, che formate la comunità di lavoro dell’«Osservatore Romano». Saluto cordialmente il direttore responsabile, professor Vian, e il vice direttore, dottor Carlo Di Cicco, come pure il direttore generale, il mio confratello don Pietro Migliasso; saluto la redazione, gli incaricati delle edizioni settimanali, tutti i giornalisti, i fotografi, i tecnici, tutta la vostra grande famiglia, che quest’anno è in festa per il centocinquantesimo anniversario del giornale. Pertanto, il sentimento con cui oggi noi celebriamo questa santa messa è proprio il rendimento di grazie a Dio per tutto il bene che ha voluto diffondere nella Chiesa e nella società mediante «L’Osservatore Romano». E tale riconoscenza profonda dello spirito, naturalmente si estende anche ai tipografi, si rivolge alle persone che, dalle origini fino ad oggi, hanno diretto e realizzato quotidianamente il giornale. Per i defunti offro volentieri questo Sacrificio eucaristico ricordando il loro percorso sulla terra al servizio di questa grande impresa editoriale. Io stesso posso dire di essere stato accompagnato da «L’Osservatore Romano» durante tutta la mia vita. Prima che io nascessi a casa mia, a Romano Canavese, arrivava già « L’Osservatore Romano », un’unica copia intestata a Pietro Bertone, organista, l’unico abbonato del paese. Dopo alcuni anni si aggiunse poi un sacerdote, don Paolo Bellono e «L’Osservatore Romano» mi accompagnò negli anni. In seguito divenni io stesso collaboratore dell’«Osservatore Romano» . Potremmo raccogliere i miei articoli, e poi «L’Osservatore Romano» punteggiò un po’ le tappe della mia vita fino all’attuale tappa di segretario di Stato di Sua Santità. Quindi ho camminato nella mia storia personale, nella storia della Chiesa accanto a «L’Osservatore Romano» .

Considerando le letture bibliche di questa solennità del Sacro Cuore di Gesù, vorrei trarre uno spunto di riflessione per i 150 anni del quotidiano. C’è il grande messaggio del Papa, poi ci sarà la visita durante la quale ancora vi rivolgerà la sua parola. La prima lettura è tratta dal settimo capitolo del Deuteronomio , dove il Signore, per bocca di Mosè, dichiara ad Israele il suo amore preferenziale e spiega anche il motivo di tale elezione. Potremmo dire che i Papi hanno avuto un amore preferenziale per «L’Osservatore Romano» e l’hanno espresso varie volte. Il Signore dice così : «Tu sei un popolo consacrato al Signore, tuo Dio. Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete i più numerosi di tutti gli altri popoli — siete infatti il più piccolo di tutti i popoli (anche dei quotidiani forse il più piccolo, non lo so se proprio il più piccolo dei quotidiani del mondo) — ma perché il Signore vi ama, e perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri».

Questa Parola del Signore illumina il mistero della Chiesa. Fatte le debite proporzioni, illumina anche la realtà di un giornale come «L’Osservatore Romano», che è nato e vive all’interno della realtà ecclesiale, anzi, vicino al Successore di Pietro e al suo servizio. È dunque conseguente che questo giornale «singolarissimo», come lo ebbe a definire il servo di Dio Paolo VI, da una parte sia «nel mondo», cioè sia un giornale come gli altri, ma d’altra parte sia diverso da tutti gli altri quotidiani, che sia unico, singolare. Questa singolarità non gli viene da aspetti tecnici o materiali, ma dalla sua missione specifica, di guardare il mondo dal punto di vista della Santa Sede, come dice proprio il suo nome: «L’Osservatore Romano». Chiunque lo legga, dovunque nel mondo, può trovare la prospettiva del Papa e della Sede Apostolica in ogni Paese, in ogni regione, anche la più lontana. Ieri ho ricevuto dei rappresentanti delle isole Maldive, del Malawi e di altri Paesi e allora dovunque ci si trovi si possa avere la prospettiva del Papa e della Sede Apostolica, prospettiva pastorale, che diventa anche culturale, morale, politica in senso alto e ampio.

Questa singolare collocazione esige, da chi lo dirige e da tutti coloro che vi lavorano, una costante vigilanza spirituale e morale, per poter essere — come direbbe Gesù — nel mondo ma non del mondo. Possiamo riferirci, a questo proposito, all’esortazione dell’apostolo Paolo ai cristiani di Roma, e voi siete a Roma, lavorate qui a Roma anche se non tutti siete romani, ma possiamo dirci tutti romani: «Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a lui gradito e perfetto» ( Rm 12, 2). Ritengo che questa sia, per i fedeli laici e per tutti, la sfida più entusiasmante, anche se la più impegnativa. Credo infatti che per voi sia una motivazione sempre rinnovata quella che vi viene dal dovere ogni giorno produrre un giornale come «L’Osservatore Romano». E quando dico questo penso a tutti: dal direttore fino a chi scatta una fotografia, a chi scrive un articolo o una cronaca.

«L’Osservatore Romano» non è un giornale grande e potente secondo i criteri del mondo, ma è importante agli occhi di Dio e di tanta opinione pubblica, perché guarda le cose secondo l’ottica del Successore di Pietro. Per questo vi esorto anch’io a rinnovare sempre la vostra mentalità secondo i criteri evangelici ed ecclesiali, a partire da una vita personale intensa, conforme ai criteri evangelici ed ecclesiali. In questo campo, infatti, non bisogna dare mai per scontata la nostra fedeltà alla verità. Anzi, proprio l’essere vicini al centro della cristianità richiede maggiore vigilanza e impegno di coerenza.

Il Santo Padre Benedetto XVI è per tutti noi un modello di che cosa significhi comunicare in modo chiaro e profondo, ragionevole e fedele il mistero, perché anzitutto lo vive questo mistero. Avete sentito e letto qualche stralcio almeno della bellissima omelia che ha fatto il 29 giugno sull’amicizia, amicizia con Dio prima di tutto, amicizia con il Signore, e l’amicizia tra di noi. Per tutti il suo esempio è davvero trainante e preziosissimo.

Cari amici, rimaniamo nel Cuore di Cristo, rimaniamo nel suo amore! Lui ci ha assicurato che se rimaniamo uniti a Lui, possiamo portare molto frutto. Con il costante sostegno della Vergine Maria, vi auguro di vivere il vostro lavoro quotidiano come concreto servizio alla diffusione della verità e della carità di Cristo, con l’umile consapevolezza che così facendo voi lavorate efficacemente per l’avvento del Regno di Dio.

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15 settembre 2019

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