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Sguardo
che tutto cambia

· Il cammino della misericordia divina ·

Che la misericordia non sia solo un bel sentimento, bensì mistero d i un drammatico rapporto tra Dio e l’uomo, lo possiamo comprendere anche da quella figura che da mesi ci accompagna dappertutto. Si tratta del logo del Giubileo della misericordia, che nasce come una stilizzazione della Discesa agli inferi o Anastasis, un soggetto iconografico familiare a tutti i fedeli tra il IX e il XIII secolo, e custodito poi dall’Oriente cristiano.

In questa immagine pasquale, è evidente che Cristo non risuscita dalla morte da solo ma insieme a tutta l'umanità, ad Adamo ed Eva. Non risorge uscendo dal sepolcro bensì sprofondando nell’abisso, penetrando negli inferi e raggiungendo tutti i morti, per farli partecipi della sua vittoria sulla morte. Questa è l’ultima tappa di un lungo percorso con il quale il Figlio di Dio si identifica con Adamo e che culmina con l’entrata nella sua tomba. Dio si è incarnato perché l’uomo potesse vivere della vita divina.
In tutte le rappresentazioni di questo tipo, il Figlio di Dio disceso agli inferi raggiunge Adamo ed Eva, i primi sepolti, e prendendoli per il polso ridona loro il battito della vita. Ed è nello sguardo che si scambiano il vecchio Adamo e quello nuovo che si rivela lo scopo di tutta questa discesa. Come canta uno degli inni di sant’Efrem il Siro, Cristo va in cerca della Sua “immagine inabissata”: «Tu sei disceso nell’Ade /per cercare la tua immagine inabissata; /come un povero ed un mortale /tu sei disceso /e hai scandagliato l’abisso dei morti. /La tua misericordia è stata confortata/ nel vedere Adamo ricondotto all’ovile».
È questa la misericordia: tutto ciò che Dio fa per coprire la distanza che ci separa da Lui. Un abisso insuperabile, causato dal peccato e dalla morte, impedisce all’uomo di incontrare Dio che proprio per colmarlo scende in Gesù Cristo, assumendo la nostra natura, portando sulla croce il nostro peccato e distruggendo la morte con la sua morte. Dal punto di vista della morte, questa discesa è avvertita come un inganno, “l’inganno divino”, come lo chiamavano i Padri. Il Verbo di Dio si incarna e così inganna la morte. Siccome la morte non poteva inghiottire il Verbo senza il corpo, né gli inferi accoglierlo senza la carne, egli nacque dalla Vergine per poter scendere mediante il corpo nel regno dei morti, dice ancora Efrem nel suo Discorso sul nostro Signore. Nel momento in cui in questo regno entra la vita stessa, la morte è sconfitta.

di Nataša Govekar

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25 marzo 2019

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