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Lo sguardo altro

· Una stampa per celebrare il giubileo della misericordia ·

Una tavola imbandita, che assomiglia molto a un altare. Dietro, una fila di persone, una accanto all’altra, che fissano una porta aperta: è la porta santa, simbolo dello spiraglio di respiro, di freschezza e di novità che sempre Dio regala all’uomo, senza stancarsi, lungo il corso della storia. È la scena in primo piano che attira l’attenzione guardando l’opera calcografica Misericordiae vultus. Stampa artistica e celebrativa del Giubileo straordinario della Misericordia a cura di Barbara Jatta e Ambrogio Piazzoni, pubblicata dalla Biblioteca Apostolica Vaticana (Città del Vaticano, 2016, pagine 47, con testi introduttivi di monsignor Jean-Louis Bruguès, Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, Cesare Pasini, Prefetto della Vaticana, Barbara Jatta, responsabile del Gabinetto delle stampe e dei disegni e la studiosa Gabriella Pace) cogliendo l’occasione dell’anno santo straordinario.

Pierluigi Isola,   «Misericordiae vultus» (2016)

L’ideazione e la realizzazione sono state affidate a Pierluigi Isola che ha concepito l’opera con un doppio registro, spiega Jatta presentando la tavola. «Ha ideato un’ibridazione — scrive Barbara Jatta — tra veduta e capriccio architettonico nel quale il percorso originale delle sette chiese viene scomposto, anche attraverso lievi variazioni prospettiche, e ricostruito secondo uno sguardo fantastico che simbolicamente rappresenta il disorientamento necessario per affrontare il passaggio attraverso la soglia che introduce a uno stato di grazia». Un disorientamento necessario per allenare la nostra mentalità — abituata a leggere il mondo secondo categorie banalmente quantitative o meccanicamente retributive — alla radicale dismisura della grazia divina, totalmente fuori scala rispetto a ogni parametro umano.

«La carità, non è lei a stupirmi. Non è stupefacente. Queste povere creature sono così infelici che, a meno di non avere un cuore di pietra, non possono che avere carità le une per le altre» scrive Bruguès nel suo testo introduttivo, citando un celebre passo di Le porche de la deuxième vertu di Charles Péguy per metterne subito dopo in dubbio l’attualità: «Ma sono parole vere? In realtà la misericordia non è molto amata».

Giova ricordare che l’amore di Dio per l’uomo — misterioso, inspiegabile, instancabile, “eccessivo” diremmo noi, fermandoci alle nostre limitate categorie di pensiero — non è un accessorio, una decorazione superflua ma l’architrave della vita della Chiesa, come Papa Francesco ha ribadito in molti passi della bolla di indizione dell’anno giubilare. Un principio fondante, presente, posto alla radice stessa della creazione. «Un giorno — scrive Cesare Pasini nel suo testo, In principio la misericordia — ascoltavo un ragazzo riportare i discorsi di un amico, che diceva più o meno così: tutto è dal big bang e Dio non serve. Discorsi sentiti, magari fraintesi, forse malamente semplificati. Non so. Ma un mondo che inizia a caso, senza cuore e senza anima, è semplicemente assurdo: è senza logica e senza fragranza, senza senso e senza bellezza». In un mondo strutturalmente assurdo non ha diritto di cittadinanza l’amore, né tantomeno il perdono. «È triste — si legge nella bolla di indizione — dover vedere come l’esperienza del perdono nella nostra cultura si faccia sempre più diradata. Perfino la parola stessa in alcuni momenti sembra svanire». Si può ripartire solo dall’esperienza concreta: chi è stato perdonato sa bene che la gratuità esiste.

«È come sfasciare un’auto di lusso e riaverne una nuova in regalo tutti i giorni» recita uno dei tweet più semplici e belli sul tema #misericordia che navigano, come messaggi in bottiglia, nel grande mare del web.

di Silvia Guidi

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07 dicembre 2019

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