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Lo sgombero dei civili priorità della crisi irachena

· Il premier designato iracheno riceve l'appoggio della comunità internazionale mentre crescono le pressioni per un Governo inclusivo. ·

Di fronte all’avanzata dei miliziani dello Stato islamico nel nord dell’Iraq si rende sempre più necessario procedere allo sgombero dei civili che rischiano di rimanere assediati e intrappolati, soprattutto nelle zone impervie del Paese. Le Nazioni Unite hanno oggi nuovamente sollecitato la comunità internazionale a individuare le giuste strategie per fare fronte all’emergenza e il segretario di Stato americano, John Kerry, ha detto che gli Stati Uniti stanno studiando in queste ore il modo più efficace per realizzare lo sgombero, «quanto mai urgente», delle popolazioni bloccate nelle montagne del nord dell’Iraq. Sempre l’Onu ha poi fatto esplicito riferimento alla drammatica situazione delle minoranze, anzitutto quella cristiana, fatte oggetto di una persecuzione sistematica. In una nota firmata da Adama Dieng e Jennifer Welsh, rispettivamente consiglieri speciali del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, per la Prevenzione del genocidio e la Responsabilità di protezione, si dichiara che dall’Iraq giungono «notizie estremamente scioccanti» su azioni contro le minoranze che «costituiscono gravi violazioni dei diritti umani e della legge internazionale, che potrebbero costituire crimini di guerra e contro l’umanità» e che sollevano «il rischio di genocidio».
Vi è poi l’emergenza politica. Mentre il premier designato Haider Al Abadi sta riscuotendo l’appoggio della comunità internazionale, il primo ministro uscente, Nouri Al Maliki, ha ribadito la sua posizione: ovvero non intende farsi da parte, avendo il suo partito vinto le legislative del 30 aprile. In merito a questo delicato e insidioso scenario è intervenuto Ban Ki-moon, il quale ha messo in guardia le forze di sicurezza irachene dal non intervenire nella crisi politica. «È fondamentale che le forze di sicurezza si astengano dall’intervenire nel processo politico» ha dichiarato il segretario generale dell’Onu. Crescono nel frattempo le pressioni della comunità internazionale affinché l’Iraq proceda quanto prima alla formazione di un Governo inclusivo, che abbracci e valorizzi ogni componente. In questo senso si sono espressi numerosi Paesi, dall’Iran alla Turchia, dall’Arabia Saudita al Kuwait. Anche la Nato, in una nota firmata dal segretario generale, Anders Fogh Rasmussen, ha richiamato l’urgenza di formare un Esecutivo inclusivo, «essenziale» per sconfiggere i miliziani. Ieri sera poi il vice presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, in un colloquio telefonico con Masoud Barzani, ha esortato il presidente del Kurdistan iracheno a lavorare con Haider Al Abadi per la creazione di una compagine governativa che «rappresenti tutti gli iracheni».

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