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Lo asciugava con i suoi capelli

Luca 7, 37-38

«Ed ecco una donna, una peccatrice, saputo che Gesù si trovava nella casa di Simone il fariseo, portò un vaso di profumo; stando dietro presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo».

Anche oggi il Vangelo ci pone di fronte a una storia che parla di altri da noi — un fariseo, una peccatrice — ma che in fondo parla di ciascuno di noi: storia che giudica l’infinita omissione in cui consiste il nostro peccato. Dimentichiamo facilmente ciò che non abbiamo fatto, la responsabilità che non abbiamo risvegliato in noi per rispondere agli appelli di quel prossimo preciso racchiuso nei volti di quanti abbiamo accanto.

Lara Sacco, «La peccatrice perdonata» (icona della collezione del monastero di Bose)

Ci sono un non fare, una negligenza spesso celati grazie allo loro invisibilità. Il testo biblico ci interpella su tali realtà, su tutto quanto non facciamo per amore in termini di gesti quotidiani, concreti e tangibili. Il Vangelo ci presenta uno sguardo, quello di Simone, che giudica e disprezza, incapace di vedere l’altro nel suo dolore e nella sua umanità. La fede di Simone è una fede cieca come il suo sguardo cattivo e distaccato, sguardo vissuto sia nei confronti della donna, che è per lui solo una prostituta, sia nei confronti di Gesù: «Se fosse un Profeta saprebbe chi è questa specie di donna che lo tocca». Simone non desidera la relazione, si pone a distanza volendo solo definire ed essere sicuro delle persone con cui ha a che fare: al peccato quale omissione aggiunge il peccato come pigrizia, come incapacità a riconoscere che l’altro può cambiare, mentre siamo noi a fissarlo in una categoria precisa. Lo sguardo di Simone esprime la quotidiana banalità che sa generare il male.

Di fronte all’atteggiamento compassato e ingessato del fariseo, sulla scena irrompono i gesti di una donna senza nome, una prostituta, che non conosce la legge né i dettami della moralità corrente, ma che svela una capacità di amore non espressa a parole — non a caso non ne proferirà alcuna — bensì con i gesti alla sua portata. Grazie all’accoglienza di Gesù che le permette di manifestarlo, quello stesso linguaggio del corpo usato per dare piacere qui esprime l’amore gratuito della donna. Il fariseo si protegge dalla ventata di amore che entra nella sua casa, giudicandola sconveniente e scandalosa. Gesù no, lascia fare. E proprio questa donna si mostra come la vera discepola, che Luca descrive bene con due immagini: ella sta dietro al maestro, quasi per paura di manifestare il suo bisogno di amore immeritato, come l’emorroissa che da dietro, timorosa, tocca il mantello a Gesù; ella sta ai piedi del maestro, in un atteggiamento di ascolto e di attesa.

Antonio Tempera, «L’adultera ai piedi del Maestro»

Il fariseo non viene meno alle regole dell’ospitalità; il problema è che fa poco rispetto al tanto della donna: la differenza si gioca sul piano della paura e della libertà di amare. La donna si ritrova davanti a un uomo, Gesù, che la lascia essere se stessa, rivelandole che ha fede perché ha un grande amore. È la potenza della fede che sta all’origine di questo amore. La sua fede è il suo credere all’amore e la conseguenza di questo amore è la salvezza: solo perdendo la vita per amore la si salva. Gesù rivela inoltre che amore e perdono sono inscindibili. L’amore è presentato da Gesù allo stesso tempo come causa ed effetto del perdono: «Le sono perdonati i molti peccati perché ha molto amato. A chi invece si perdona poco, ama poco». Di certo, per Luca l’amore della creatura perdonata provoca il perdono divino e ne è allo stesso tempo la manifestazione più autentica. Chi, a causa della propria pretesa giustizia, non si sente bisognoso di perdono ama poco, cioè non impara i movimenti dell’amore, resta chiuso in una gabbia di religiosità in cui contano solo la liceità, il dovere, la correttezza. Solo una fede come quella della donna ha il linguaggio e il profumo dell’amore. Solo se ci sentiamo bisognosi di perdono possiamo amare, solo nell’amore possiamo sperimentare il perdono, quello sguardo buono che si posa sulla nostra vergogna e sui nostri fallimenti.

a cura delle sorelle di Bose

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19 gennaio 2020

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