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Liturgia e bellezza

· ​I tesori della cattedrale di Padova ·

I due volumi con Gli inventari della Sacrestia della Cattedrale di Padova (secoli XIV-XVIII) curati da Giovanna Baldissin Molli ed Elda Martellozzo Forin dell’Università di Padova (Il prato, Padova, 2016, pagine 900, euro 50) sono il risultato di un lavoro archivistico durato anni che ha visto le curatrici avvalersi di un gruppo di ricercatori formatisi ai corsi dell’Autunno paleografico istituito, più di tre decenni fa, a Padova da Paolo Sambin per dotare gli studiosi di strumenti atti ad accedere direttamente alle fonti storiche custodite negli archivi. Storia a partire dagli archivi e dalle fonti, storia di prima mano, dunque, per sottrarsi a tanti pericoli compreso quello di interpretazioni ideologiche.

La cattedrale di Padova

Nella trascrizione degli inventari gli oggetti liturgici assumono la forma di testimoni le cui voci offrono dettagliate notizie sullo spazio interno della cattedrale, sulla disposizione degli altari, sui culti, i riti, le devozioni — comprese quelle sacre rappresentazioni che accompagnavano le principali feste, soprattutto mariane, una delle quali sta all’origine della Cappella degli Scrovegni — sul mutare dell’aspetto dello spazio chiesastico nelle varie feste e tempi liturgici. Testimoni della fede e della vita della Chiesa padovana attorno alla sua cattedrale, delle capacità manuali e del genio delle maestranze che hanno confezionato oggetti di toreutica, ebanistica, tessitura, libraria in pergamena e in carta, manoscritta o stampata, spessissimo miniata.

I nomi delle cose non sono semplici segni grafici o fonemi vuoti o parti di un elenco di “oggetti smarriti”, ma parole che identificano realtà che, sebbene in molti casi perdute, rivelano i gusti, la sensibilità, le attenzioni imprenditoriali di committenti e donatori.

Il sistema giuridico che regola la Sacrestia appare coerente con la natura della liturgia, come luogo di manifestazione del diritto di Dio, ad essa conseguente. La lettura degli inventari convince del legame tra liturgia e bellezza: i gesti e le parole scaturite dalla bellezza di Dio hanno bisogno, nel rito, di rivestirsi di splendore per far brillare nell’umano la grazia e la bellezza di Dio, per innalzare l’umano all’altezza del divino. Gli inventari, strumenti propri della “sacrestia”, finalizzati a custodire il patrimonio bello e prezioso degli oggetti per il culto, mostrano la cura della Chiesa per la liturgia che si avvale di «cose funzionali ai movimenti, ai suoni, ai colori» per compiere in modo conveniente e giusto il culto divino. La sacrestia ne ha cura perché oltre alla lode di Dio il culto è atto in grado di plasmare l’anima e l’identità di una città e la sua coscienza comunitaria.

di Marco Agostini

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10 dicembre 2019

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