Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

​L’Italia non firmerà
il Global Compact
sulle migrazioni

L'Italia dice no al Global Compact sulle migrazioni proposto dalle Nazioni Unite. Parlando ieri alla camera, il ministro dell’interno, Matteo Salvini, ha annunciato che nessun rappresentante del governo sarà presente al summit che si svolgerà a Marrakech l’11 dicembre per l’adozione del documento. «Sul Global Compact ci sarà una posizione comune tra Lega e Movimento Cinque Stelle: sui migranti sceglie l’Italia, scelgono gli italiani» ha dichiarato oggi Salvini parlando con i giornalisti fuori da Montecitorio. «C’è l’assemblea a Marrakech dove — ha ribadito il ministro — il governo italiano non parteciperà, facendo la scelta più democratica che si possa fare. Il governo rispettosamente aspetterà che sia il parlamento a dare una posizione».

Tuttavia, soltanto due mesi fa, parlando all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, il presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte, aveva assicurato «il sostegno italiano al Global Compact, perché i fenomeni migratori richiedono una risposta strutturata, multilivello, di breve, medio e lungo periodo da parte dell’intera comunità internazionale». Una settimana fa il ministro degli esteri, Enzo Moavero, aveva parlato di «orientamento favorevole» del governo italiano nei confronti dell'accordo. Il problema — evidenziato da numerosi analisti — è che sul tema possa prodursi una spaccatura dell’esecutivo al momento del voto in parlamento.

Sul piano internazionale, il no italiano al Global Compact si aggiunge a quello degli Stati Uniti, dei paesi del gruppo Visegrad (Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia), dell’Austria, della Croazia, della Slovenia, della Bulgaria, della Svizzera, e, fuori dall’Europa, dell’Australia e di Israele. La discussione sul documento ha provocato pesanti polemiche in Estonia e in Belgio: in entrambi i casi si è rischiata la crisi di governo. Oggi è previsto un dibattito al parlamento di Strasburgo.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

23 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE