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​L’Italia al voto

· ​Oltre cinquantuno milioni chiamati alle urne ·

Oltre cinquantuno milioni di italiani sono chiamati domani, 4 marzo, al voto per rinnovare Camera e Senato. Si chiude così una lunga campagna elettorale, di fatto iniziata oltre un anno fa, dopo il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, e che ha conosciuto fasi di confronto teso e aspro tra le forze politiche. Ancora una volta il paese si trova di fronte a sfide importanti in uno scenario internazionale sempre più mutevole. L’impianto della nuova legge elettorale, il cosiddetto Rosatellum, rende difficile l’affermazione di una singola forza politica e dovrebbe quindi portare alla nascita di alleanze, peraltro non facili da realizzare. Il sistema misto — un terzo dei parlamentari viene scelto con il maggioritario e due terzi con il proporzionale, con soglie di sbarramento del tre per cento per le liste singole e del dieci per cento per le coalizioni — difficilmente avrà come sbocco una maggioranza solida, omogenea e stabile in entrambi i rami del parlamento. Il Rosatellum, inoltre, ha suscitato numerose critiche per l’impossibilità degli elettori di esprimere preferenze e per la mancanza del cosiddetto voto disgiunto.

Sul piano politico, lo scenario sembra segnare la fine del bipolarismo. Vi è la coalizione di centro-sinistra, che comprende il Partito democratico (Pd) e i suoi alleati (+Europa, Insieme, Civica popolare) e che sostiene una linea europeista rivendicando i recenti risultati del governo Gentiloni soprattutto su economia e immigrazione. Il taglio delle tasse è invece il tema centrale del programma della coalizione di centrodestra, che riunisce Forza Italia, Lega, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia. Accanto a questi grandi schieramenti vi sono poi le liste che corrono da sole, come Liberi e Uguali, di sinistra, e soprattutto il Movimento 5 Stelle. Quest’ultimo promette misure anticorruzione e l’innalzamento delle pensioni minime.

di Luca M. Possati

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18 agosto 2019

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