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​L’isola dell'orrore

È veramente un pugno allo stomaco la storia raccontata da Laura Cini nel documentario Punishment Island. In Akampene, minuscola isola al largo dell’Uganda, alcune tribù che vivevano sulle sponde del lago Bunyonyi, nel sud-ovest del paese, abbandonavano le ragazze che restavano incinte fuori dal matrimonio, molte delle quali a seguito di stupri. Per i familiari il problema non era tanto lo scandalo, quanto la perdita di valore: una giovane non più vergine, infatti, non era spendibile sul mercato matrimoniale. Trasformate improvvisamente da risorsa (da barattare in cambio di mucche) in fardello, sull’isoletta le alternative per le giovani e le loro pance erano la morte per fame, per annegamento o in pasto agli ippopotami. Le più fortunate venivano “salvate” (dopo essere state obbligate a sbarazzarsi dei bambini) da persone in cerca di schiave a costo zero. Nel documentario questa storia agghiacciante è raccontata dall’isola, voce fuori campo che narra le vicende di Mauda, Jenerasi e Grace, tre sopravvissute rintracciate dalla regista italiana. E se l’arrivo dei missionari ha portato all’abbandono della pratica (oggi Akampene ha solo ampi ciuffi di canne), la mentalità non sembra cambiata. Le stesse ragazze, infatti, definiscono la gravidanza (anche frutto di stupro) una colpa, e i loro nuovi padroni dei benefattori.

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23 ottobre 2018

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