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L’isola del (vero) tesoro

· Il pellegrinaggio estivo al santuario irlandese di Lough Derg ·

Pellegrinaggio a Lough Derg  in una foto del 1941

Ha scelto come titolo il nome di una forma rivoluzionaria del libro — adottata dai cristiani già nel primo secolo e poi da loro enormemente diffusa sino a oggi — un trimestrale francese di storia, archeologia e cultura. Giunto all’ottavo numero, «Codex» (revue-codex.fr) si propone infatti di illustrare in 180 pagine, con testi rigorosi e immagini efficaci, “duemila anni di avventura cristiana”, come recita il sottotitolo. Così dalla vita delle minoranze cristiane ed ebree nell’al-Andalus, la Spagna musulmana medievale, in un dossier che estende per quasi un terzo della rivista, si passa nell’edizione di questa estate alla rivoluzione industriale, nel “quaderno pedagogico” che affronta temi trattati nei programmi scolastici. E ancora, suggestive immagini illustrano il pellegrinaggio irlandese a Lough Derg (raccontato in questa pagina da Charles de Pechpeyrou) e la festa della Croce (Meskel), celebrata il 26 e 27 settembre dagli ortodossi di Etiopia. Il numero primaverile dedicava invece un affascinante dossier agli scritti cristiani apocrifi, mentre quello d’autunno sarà su Solženicyn, dal gulag al Nobel. (g.m.v.)

Viene soprannominato “l’Ironman dei pellegrinaggi”, in riferimento al nome della competizione più dura e lunga del triathlon: è quello organizzato ogni estate sull’isolotto situato al centro del Lough Derg, un lago nella contea irlandese del Donegal, e che si ispira alla figura di san Patrizio, anche se non c’è alcuna certezza che il santo abbia calcato questa terra con i suoi piedi. Un parallelo che serve ad avvisare i fedeli delle difficoltà che incontreranno in questa minuscola isola coperta di rocce appuntite e dove le condizioni meteorologiche sono raramente clementi. Un pellegrinaggio che dura tre giorni durante i quali si cammina scalzi, per imitare gli antichi monaci irlandesi. Il programma — notte di veglia, silenzio, preghiera e digiuno — non dissuade tuttavia i numerosi pellegrini che continuano ad affluire in cerca di una esperienza spirituale autentica, e che a volte non esitano a ripetere. Ci sono gli “innamorati” di Lough Derg e alcuni vengono qui da quasi trent’anni.

Certamente, con i quindicimila partecipanti ogni anno, siamo lontani dai livelli del 1846, quando si era registrata la presenza di circa trentamila pellegrini, all’approssimarsi della grande carestia irlandese (1846-1851). E nel corso del ventesimo secolo la secolarizzazione dell’Irlanda con la rapida crescita economica della tigre celtica negli anni novanta ha probabilmente scoraggiato molti. Ma non sussiste alcun dubbio, il santuario riscontra ancora un gran successo. Qual è allora il segreto di Lough Derg per attirare i numerosi fedeli da orizzonti così diversi? Probabilmente il desiderio di allontanarsi dalla frenetica vita quotidiana per avere il tempo di essere a contatto con Dio, o liberarsi dal peso della vita per ritrovare un senso di rinnovamento e di pace.

Il pellegrinaggio si svolge sempre durante l’estate, tra il 1° giugno e il 15 agosto, quando il meteo è più propizio. Quattro o cinque sacerdoti lavorano in quest’isola per accogliere ogni giorno i gruppi che si susseguono. Anche il resto dell’anno il santuario rimane aperto, ma esclusivamente per ritiri di una giornata, per incontri ecumenici o giornate di riflessione come quella dedicata alla riscoperta della creazione attraverso l’enciclica Laudato si’. Possono anche essere ospitati momenti di meditazione per le famiglie colpite da tragedie, come la perdita di un congiunto. Una cosa è certa, i fedeli che hanno affrontato l’esperienza spirituale di Lough Derg concordano nel dire che hanno trovato il luogo dove abbandonarsi, riflettere, rigenerarsi. E confermano all’unanimità che al termine dei tre giorni rientrano in pace, pieni di gratitudine.

di Charles de Pechpeyrou

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16 settembre 2019

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