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L'islam senza veli  dell'imam di Drancy

· Hassen Chalghoumi ribadisce il suo no al burqa e al niqab ·

«È inammissibile ridurre l'islam a un pezzo di stoffa nera che copre il volto della donna. La nostra religione è molto più di questo e non c'entra nulla col burqa e col niqab», i quali «paralizzano e deformano la condizione della donna musulmana nella società». Il velo che nasconde completamente il corpo è «un mezzo di dominio sessuale che non è presente nel Corano e riflette un'idea sbagliata degli uomini musulmani. Tale tradizione è estremamente pericolosa per l'islam», e i musulmani farebbero bene a «rispettare le leggi dei Paesi europei nei quali vivono». In un'intervista all'«Asharq Al-Awsat», quotidiano arabo edito a Londra, l'imam Hassen Chalghoumi, presidente dell'associazione dei musulmani di Drancy (città a dieci chilometri a nord-est di Parigi), torna a ribadire la sua contrarietà al velo islamico integrale, da mesi al centro, non solo in Francia, di un ampio dibattito e di aspre polemiche.

Chalghoumi, fondatore nel 2009 della Conferenza degli imam (associazione che promuove nel Paese il dialogo interreligioso e un islam aperto e rispettoso dei principi della Repubblica francese sanciti nella Costituzione), è molto conosciuto in Francia per le sue posizioni a favore della coabitazione con gli ebrei e contro il razzismo, il fanatismo e l'estremismo. Il «no» al burqa e al niqab e soprattutto le sue critiche nei confronti dell'islam più radicale — anche schierandosi a difesa di Israele — gli sono costati aggressioni, minacce di morte (si muove con due guardie del corpo) e continue richieste di dimissioni. L'ultimo grave episodio risale al gennaio scorso quando un folto gruppo di persone con il volto coperto ha fatto irruzione nella moschea di Drancy pronunciando pesanti intimidazioni all'indirizzo di Chalghoumi.

«Com'è noto, l'islam non impone alla donna di coprire il volto e le mani», ha dichiarato il predicatore nell'intervista, ricordando che «il niqab non esisteva ai tempi in cui la rivelazione è scesa sul profeta Maometto». A quell'epoca, «Dio ha ordinato ai credenti di abbassare lo sguardo. Ma le donne che indossano il velo integrale fanno sì che la gente le guardi». Chalghoumi mette in evidenza che «negli anni '50 del secolo scorso la donna francese ha lottato per ottenere il diritto di voto e per conquistare il proprio spazio nella società, mentre nel 2010 la donna musulmana vuole mettersi il niqab, che restringe il suo spazio di libertà e le impedisce di partecipare in modo normale alla vita pubblica». Da qui l'invito, a coloro che vogliono indossarlo, ad andare in Pakistan, in Afghanistan o nelle tribù, «dove il niqab è realmente una tradizione».

Hassen Chalghoumi, nato in Tunisia trentotto anni fa e residente dal 1996 in Francia (della quale ha ottenuto la nazionalità), sposato e padre di cinque figli, sottolinea che è indispensabile che i musulmani rispettino le leggi dei Paesi europei nei quali vivono, mentre dagli ambienti fondamentalisti giungono indicazioni radicalmente opposte, contravvenendo ai veri principi dell'islam che è «religione della giustizia, dell'uguaglianza e della misericordia». Il predicatore si dice convinto che i musulmani di Francia dovrebbero occuparsi di questioni più urgenti del velo integrale: «È deplorevole constatare che attualmente il 60 per cento dei detenuti sono figli di immigrati musulmani» e che «invece di dedicarsi ad aiutare la gioventù alcuni passano il loro tempo a preconizzare l'uso del niqab e a farne una questione», afferma Chalghoumi, chiedendosi quali sono le priorità dei musulmani oggi in Francia.

L'imam di Drancy è da anni impegnato nella denuncia dei problemi profondi che affliggono i milioni di immigrati arabi e musulmani in Europa, in particolare i giovani delle banlieue francesi, privati a volte di alcuni diritti, come quello — afferma — dell'apprendimento della lingua araba e dei valori musulmani. Molto apprezzato dal presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy (incontrato più volte), Chalghoumi crede nella moderazione e nel giusto mezzo: «Bisogna escludere il fanatismo, l'estremismo e la testardaggine. Nessuno possiede la verità assoluta», osserva, invitando le famiglie musulmane a essere «ambasciatrici» del loro Paese e ad amare gli Stati europei che le accolgono «come noi amiamo le nostre patrie». E sull'avanzata dell'estrema destra in Europa, conseguenza della paura dell'islam, spiega che «non esiste fumo senza fuoco». Prescindendo dalle correnti fondamentaliste nelle capitali europee, «che predicano il rifiuto della società», secondo l'imam occorre tenere conto delle relazioni di alcuni Paesi arabi con gli europei: «Durante la recente questione dei minareti in Svizzera, certi Paesi arabi hanno agito senza alcuna prudenza e saggezza. Chi paga il prezzo? I musulmani che vivono in Europa», conclude Chalghoumi.

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19 settembre 2019

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