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​L’islam
che vuole la pace

· ​Summit internazionale a Jakarta ·

L’Indonesia (il Paese a maggioranza islamica più popoloso al mondo) deve essere alla guida di un processo di pacificazione dei conflitti che nascono da un’interpretazione errata del Corano: è questa l’idea che ha mosso il Nahdlatul Ulama (Nu), influente movimento sunnita indonesiano, a organizzare il Summit internazionale dei leader dell’islam moderato, conclusosi nei giorni scorsi a Jakarta. Tra gli obiettivi, promuovere la comprensione dei veri insegnamenti dell’islam e agire a livello internazionale per favorire la diffusione di un credo moderato che porti allo sforzo comune di tutti i leader musulmani verso la pace.

L’incontro — riferisce l’agenzia AsiaNews — ha riunito cinquecento rappresentanti musulmani provenienti da settanta Paesi e può essere considerato l’ideale continuazione dei summit dell’Organizzazione della cooperazione islamica (Oic) tenutisi a Jakarta e a Istanbul nei mesi scorsi.
Nel suo intervento, il vicepresidente della Repubblica indonesiana, Jusuf Kalla, ha affermato che tutte le nazioni musulmane moderate devono avere come obiettivo comune la promozione della pace nelle società islamiche, nel rispetto delle comunità non musulmane. E Kiai Hajj Said Agil Sirodj, presidente del Nu, ha confermato tale preoccupazione ricordando che, durante il summit dell’Oic in Turchia, alcuni leader musulmani si sono trovati in disaccordo su più punti.
Da anni il Nahdlatul Ulama si impegna a livello nazionale e internazionale per la promozione dell’islam moderato con iniziative educative, sanitarie e sociali. Nel 2001 un suo distaccamento è stato creato in Afghanistan, dove ora è presente in 22 province con circa seimila membri. Il 17 gennaio scorso, l’organizzazione sunnita ha dato vita a una grande manifestazione interreligiosa a Jakarta (alla quale hanno partecipato anche i cattolici) per dire “no” all’estremismo.

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13 dicembre 2019

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