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Lisbona attacca l’euro e chiede una risposta forte alla crisi

· Herman Van Rompuy cerca un accordo sulla riforma del Patto di Stabilità ·

Mentre il presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, cerca un accordo sulla riforma del patto di stabilità, il Portogallo lancia un duro attacco all’euro e chiede a Bruxelles una risposta forte contro la crisi.

«Ci sono delle deficienze nella costruzione dell’euro» ha dichiarato il ministro delle Finanze portoghese, Fernando Teixeira Dos Santos. «Mancano strumenti fiscali e di budget, c'è solo la moneta comune» ha spiegato il ministro. Parlando poi della situazione portoghese, Teixeira ha voluto «riaffermare l’impegno di voler centrare gli obiettivi di finanza pubblica e di risanamento». Abbiamo, ha affermato, «ulteriori misure pronte a essere applicate nel caso in cui quelle predisposte non si rivelassero sufficienti». Il mercato — ha aggiunto — non vuole che il Portogallo chieda aiuti internazionali. Se ci sarà necessità, il Governo di Lisbona ha a disposizione altre misure di austerity da mettere in campo per centrare l’obiettivo di riportare il rapporto deficit-Pil al 4,6 per cento. Fra le riforme di cui l’economia portoghese ha bisogno — ha aggiunto Teixeira dos Santos — c’è quella del mercato del lavoro, così da creare un ambiente più favorevole agli investimenti. Ma a preoccupare è soprattutto la crescita del rendimento dei titoli a dieci anni che dal 6,93 per cento di inizio febbraio è arrivato ieri al 7,58, rendendo insostenibile nel lungo termine il costo del rifinanziamento del debito portoghese. Secondo Luís Marques Mendes, ex leader dell’opposizione, un aiuto del Fondo monetario internazionale «è inevitabile, entro aprile bisognerà prendere una decisione».

Tuttavia, negli ultimi giorni l’attenzione si è nuovamente focalizzata sull'ipotesi di un salvataggio del Portogallo, mettendo in dubbio la capacità del Paese di riuscire a finanziarsi sul mercato. Il «Financial Times» ha definito «insostenibile» il livello costo dei finanziamenti e parla di un pressing su Lisbona per un ricorso agli aiuti. Il quotidiano finanziario sottolinea comunque che una richiesta di aiuto non verrà formalizzata prima del vertice Ue di marzo in cui si affronterà proprio la questione della riforma del meccanismo di salvataggio.

Intanto, il presidente del Consiglio Ue, Herman Van Rompuy, è al lavoro. Si tratta di appianare le divisioni tra i Paesi dell’Eurozona sulla proposta franco-tedesca di un nuovo patto per la competitività. Un accordo che dovrebbe prevenire nuove crisi del debito sovrano. Dopo il vertice europeo dello scorso 4 febbraio, Van Rompuy ha ricevuto il mandato per stilare una bozza del patto e, secondo le prime indiscrezioni raccolte dalla agenzia France-Presse, si lavorerebbe a una versione «ripulita» dalle questioni più controverse. La bozza lascerebbe fuori la richiesta di rottamare le leggi che prevedono l’indicizzazione dei salari al costo della vita e «ammordibirebbe» la pretesa tedesca di alzare l'età pensionabile in quei Paesi che ancora non l’hanno fatto. La bozza arriva prima del vertice dei capi di Stato e di Governo dell’Eurozona (11 marzo) e del vertice dei Ventisette Paesi della Ue (24-25 marzo) nel quale si dovrebbe dare il via libera al fondo salva-Stati.

Il patto sulla competitività è, per il cancelliere tedesco Angela Merkel, la condizione «sine qua non» per stanziare nuovi aiuti. Nell’Eurozona, la proposta Merkel-Sarkozy potrebbe portare a un patto di Stabilità «rafforzato» rispetto a quello attualmente in vigore. Un percorso che ha già ricevuto l’avallo di Jean-Claude Trichet, il presidente della Bce. La scorsa settimana, il numero uno dell’Eurotower, parlando all’Università di Liegi, ha detto che i Paesi dell’euro «debbono attenersi al rispetto di un insieme di indicatori economici molto più solido e ristretto rispetto a quello definito dalla strategia di Lisbona (Europa 2020) per i ventisette membri dell’Unione europea». La necessità di vincoli più stringenti sarebbe giustificata dall’adesione alla moneta unica.

La bozza di Van Rompuy vorrebbe realizzare una quadratura del cerchio su due distinti livelli. Il primo riguarda specifici indicatori per le seguenti aree: competitività, occupazione e sistema pensionistico, disciplina di bilancio pubblico. Il secondo livello, di natura normativo-discrezionale, concerne invece i singoli Paesi e gli indicatori tramite i quali definire la strategia economica e possibili interventi.

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