Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Per l’Iraq un nuovo inizio

· ​L’auspicio del cardinale Sandri ·

«Anni di guerra e di terrorismo» hanno «sfigurato il volto» del popolo iracheno, provocando «terribili scene di devastazione» e lasciando completamente abbandonati «paesaggi e tesori della cultura cristiana e non cristiana». È la denuncia del cardinale Leonardo Sandri, che venerdì 9 giugno, nel convento dei padri domenicani di Santa Maria sopra Minerva, è intervenuto all’inaugurazione della mostra «Grandes heures des manuscripts irakiens».

Alla presenza, tra gli altri, del priore Riccardo Lufrani, di monsignor Jean-Louis Bruguès, archivista e bibliotecario di Santa Romana Chiesa, e dell’ambasciatore di Francia presso la Santa Sede, Philippe Zeller, il prefetto della Congregazione per le Chiese orientali — che aveva già visitato la mostra a Parigi nel maggio 2015, presso Les Archives Nationales — ha voluto manifestare i sentimenti di «sofferenza» e «nostalgia» per le gravi ferite inferte in questi anni alla comunità civile e al patrimonio culturale dell’Iraq. Ma ha anche espresso «la speranza che siano possibili un nuovo inizio, un ritorno a casa, una nuova alba di luce irradiata dal Vangelo e dalla bellezza che è stata capace di diffondersi nelle opere di carità, ma anche nella cultura, nella letteratura e nell’arte».

Affidando il buon esito dell’esposizione all’intercessione di sant’Efrem il Siro, celebrato dalla liturgia del giorno, il porporato ha rivolto un pensiero particolare ai «figli» e alle «figlie» del martoriato paese mediorientale, i quali «continuano a vivere e a testimoniare la fede nel Cristo risorto», così come «a quanti, nel passato e ancora oggi, sono stati accolti nei paesi della diaspora: ognuno — ha commentato — può contemplare nei manoscritti esposti il tesoro conservato e trasmesso di generazione in generazione». Si tratta di «documenti della fede che hanno reso possibili le celebrazioni liturgiche, lo studio della Bibbia e l’approfondimento di altri materiali ai nostri fratelli e sorelle che hanno vissuto prima».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

25 giugno 2018

NOTIZIE CORRELATE