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L’Iran resta disponibile al negoziato

· Ma per Rohani le sanzioni americane rappresentano un atto di guerra piscologica ·

«Se gli Stati Uniti mostrano sincerità, l’Iran accoglierà con favore negoziati, ma non ha senso parlare di negoziati mentre si impongono sanzioni». Queste le parole usate dal presidente iraniano, Hassan Rohani, per commentare l’entrata in vigore, ieri, delle nuove sanzioni statunitensi nei confronti di Teheran. «I principali fattori di un negoziato sono la sincerità e la ricerca di frutti, ma sono stati gli Stati Uniti a lasciare il tavolo negoziale» ha aggiunto facendo riferimento alla decisione del presidente Donald Trump di ritirarsi unilateralmente dagli accordi sul nucleare iraniano siglati nel 2015.

Il presidente iraniano Hassan Rohani (Reuters)

Rohani ha duramente criticato le nuove sanzioni, che ha definito «una guerra psicologica» contro l’Iran. «Malgrado le sanzioni dimostreremo che ci atteniamo alla parola data e onoriamo gli accordi internazionali» ha affermato in un’intervista all’emittente statale. Poi ha ribadito: «Associare dei negoziati a delle sanzioni è insensato».

Ancor più duro il giudizio del ministro degli esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, secondo il quale «l’ipocrisia degli Stati Uniti non conosce limiti». Il presidente Trump — ha scritto Zarif in un tweet — «vuole far credere al mondo che è preoccupato per il popolo iraniano. Ma le prime sanzioni che ha reimposto hanno cancellato le licenze per la vendita di 200 aerei passeggeri con pretesti assurdi, mettendo in pericolo i comuni cittadini iraniani».

Annunciando la ripresa delle sanzioni, la Casa Bianca è tornata ad accusare l’Iran che — si legge in una nota — «ha sfruttato il sistema finanziario globale per finanziare il terrorismo, promuovere regimi spietati, destabilizzare la regione e abusare dei diritti umani del suo stesso popolo».

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