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L'Iran in mostra al Topkapi

· A Istanbul un'esposizione sul Paese del Pavone ·

Sembra quasi un paradosso. Istanbul è riuscita a conquistare il riconoscimento di capitale europea della Cultura per il 2010, ma l'esposizione più importante e preziosa — ospitata addirittura in un padiglione del Topkapi, il palazzo che fu dei sultani dell'impero ottomano — è stata dedicata al rapporto speciale che la Turchia ha con l'Asia, nello specifico con l'Iran. Ancora una volta i volti contrastanti di Istanbul prendono le forme e i colori di mondi, culture, religioni diverse, tracce visibili di scontri e di contaminazioni, della storia millenaria di quello che è stato l'impero romano d'Oriente prima di diventare il califfato ottomano.

Così, mentre tutta la città è in grande spolvero, con un calendario di appuntamenti densissimo, il ministero della Cultura ha voluto aprire il palazzo Topkapi al vicino Iran riconoscendo di condividere con il Paese del Pavone duemila anni di patrimonio comune.

La mostra «Ten Thousand Years of Iranian Civilization. Two Thousand Years of Common Heritage» ripercorre la parabola di un impero che si estese per millenni in Asia Minore, dalla sua ascesa a grande potenza fino all'avvento dell'islam e ai suoi strettissimi rapporti con il vicino mondo turco.

I pezzi esposti — circa trecento provenienti dal Museo nazionale di Teheran, mai usciti prima d'ora dall'Iran — hanno illustrato le grandi fasi della storia persiana, dal periodo preislamico con la grande e raffinata civiltà elamita, la dinastia degli Achemenidi, l'epoca di Alessandro Magno e dei Seleucidi, la dinastia dei Parti e infine quella dei Sasanidi, fino ad arrivare alla conquista musulmana del Paese; Zarathustra e Maometto.

Oggi gli storici riconoscono che i greci — che partorirono un patrimonio di cultura decisivo per il futuro dell'Europa — furono affascinati dalla vita spirituale dell'impero persiano.

Platone stesso conobbe a più riprese l'impero persiano e le sue province, soprattutto l'Egitto, nelle cui biblioteche cercò gli stimoli filosofici per il proprio pensiero. La sua critica verso i più potenti nemici dell'impero greco colpiva il sistema politico, non il mondo della cultura.

Il filosofo ateniese aveva studiato a fondo i costumi, i metodi educativi e la concezione religiosa dei persiani. Qualcuno ha anche avanzato la tesi — ancora da provare — che Platone sia stato influenzato da Zarathustra nella sua dottrina morale, anche nella sua metafisica.

Ma Platone non è stato l'unico grande rappresentante della cultura greca a frequentare le biblioteche delle province persiane. Un grande numero di matematici, astronomi e fisici andarono alla scuola delle scienze persiane che a quel tempo erano le più avanzate. Fu un incontro decisivo per la cultura universale. Democrito, studiando a Babilonia, portò ad Atene i fondamenti classici della geometria spaziale, un metodo sicuro per calcolare la posizione degli astri e, non ultima, l'idea che la terra avesse un polo nord e un polo sud.

Talete di Mileto riprese dagli egizi l'idea che la durata di un anno andava fissata in trecentosessantacinque giorni. Anche Pitagora raccolse dagli egizi stimoli non secondari. Poco prima della sua caduta, l'impero persiano riuscì a garantire ai posteri dell'Europa e dell'Asia l'eredità del suo patrimonio culturale. Quando gli arabi conquistarono il regno dei Sasanidi sembrò che l'impero persiano volgesse al termine. Gli arabi del deserto portavano con sé una concezione politica legata alla loro struttura sociale suddivisa in clan. Già un secolo dopo, i sovrani musulmani — i califfi — regneranno però nello stile dei re divini persiani. Nonostante l'islam vietasse che un mortale si ritenesse dio, i califfi trovarono la stessa scappatoia degli imperatori bizantini e si proclamarono rappresentanti di Dio sulla terra. Alla stessa maniera si comportarono i sultani del regno degli osmani, poi gli shah islamici a partire dal XVI secolo, fino alla dinastia Pahlevi.

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