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L’Iran auspica la ripresa
del dialogo

· Se gli Stati Uniti accettano di rientrare nell’accordo sul nucleare ·

Il presidente iraniano, Hassan Rohani, ha detto ieri che Teheran è pronta a riprendere il dialogo con gli Stati Uniti. Ma ad alcune condizioni. L’Iran, ha precisato Rohani, è pronto a sedersi al tavolo delle trattative se Washington accetta di rientrare nell’accordo sul nucleare Jcpoa del 2015, da cui è uscita nel maggio dello scorso anno, e cancella le sanzioni economiche.

Il reattore nucleare iraniano di Arak

In un discorso tenuto a Shirvan, nella provincia del Khorasan Settentrionale, Rohani ha affermato che la politica di «massima pressione» imposta dall’Amministrazione di Donald Trump alla Repubblica islamica «è fallita», e ha difeso l’operato del proprio Governo di fronte ad alcune critiche interne. Allo stesso tempo, il presidente iraniano ha sottolineato che Teheran «ha sempre creduto nel dialogo». Perciò, ha aggiunto, «se tolgono le sanzioni, mettono fine alle pressioni economiche e ritornano all’accordo sul nucleare, siamo pronti ad avere colloqui».

E un forte appello a «fermare le tensioni e a riprendere il dialogo» è stato lanciato da Francia, Germania e Regno Unito, i tre firmatari europei dell’accordo del 2015. Immediata la replica iraniana. «Nonostante le affermazioni degli europei sui tentativi di salvare l’accordo nucleare, l’Iran non ha finora visto alcuna mossa da parte loro che dovrebbero invece investire nell’accordo per raggiungere questo obiettivo», ha fatto sapere il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif. C’è una grande differenza tra esprimere la volontà e investire», ha precisato il ministro degli Esteri. L’Iran ha annunciato di non rispettare gli impegni presi sul suo programma nucleare se gli altri firmatari dell’accordo (Regno Unito, Germania e Francia, oltre a Cina e Russia), non si impegneranno per aggirare le sanzioni americane. Una settimana fa, l’Iran ha innalzato l’arricchimento dell’uranio dal 3,76 per cento al 4,5 per cento, superando il limite previsto dall’intesa sul nucleare siglata quattro anni fa.

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19 agosto 2019

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