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L'invasione degli ortaggi metropolitani

· La Fao sollecita coltivazioni nelle aree urbane che entro quindici anni accoglieranno la maggior parte della popolazione mondiale ·

La Fao, l'agenzia dell'Onu per l'alimentazione e l'agricoltura, ricorda che entro un quindicennio le città ospiteranno metà della popolazione mondiale, circa tre miliardi e mezzo di persone, concentrate in maggioranza nei Paesi in via di sviluppo, e sollecita a trovare spazio a coltivazioni nelle aree urbane. Gli orti urbani — osserva un documento diffuso ieri dalla Fao — assicurano cibo, forniscono prodotti freschi, creano posti di lavoro, riciclano i rifiuti e contribuiscono alla lotta alla povertà.

Il concetto di città verdi è in genere associato alla pianificazione urbana dei Paesi più sviluppati, ma la Fao sottolinea appunto che per il 2025 la gran parte della popolazione dei Paesi in via di sviluppo vivrà in agglomerati urbani. «Storicamente le città sono sempre state luoghi di opportunità, di occupazione e in genere di migliori condizioni di vita», ha detto Shivaji Pandey, direttore della divisione Produzione vegetale e protezione delle piante della Fao, ricordando però che «in molti Paesi in via di sviluppo, la rapida crescita urbana non è stata indotta dalle opportunità economiche, ma dall’alto tasso di natalità e dall’afflusso massiccio di popolazione rurale che cerca di sfuggire a fame, povertà e insicurezza».

Entro un decennio saranno concentrate in aree urbane l’85 per cento delle persone povere in America latina, e circa la metà in Africa e in Asia. E il fenomeno sembra purtroppo destinato a consolidarsi, in quanto la sicurezza alimentare nei Paesi poveri, soprattutto in Africa, è messa a dura prova dai cambiamenti climatici dovuti all’inquinamento, come ha ricordato, sempre ieri, Michele Bernardi, del dipartimento Gestione delle risorse naturali e Ambiente della Fao. Per i Paesi che dovranno confrontarsi con questa sfida, città più verdi potrebbero dunque rappresentare una possibilità reale per assicurare alimenti sani e nutrienti, mezzi di sussistenza sostenibili e migliori condizioni di salute.

La Fao ricorda che «il progressivo espandersi delle aree urbane per far posto a nuovi edifici e infrastrutture ogni anno erode preziosa terra agricola, mentre la produzione di cibo fresco viene sempre più spinta verso le aree rurali. I costi di trasporto, imballaggio e refrigerazione, il cattivo stato delle strade rurali, le perdite negli spostamenti incidono sui prezzi e sono responsabili della minore disponibilità di frutta e verdura sui mercati urbani».

Lo studio della Fao sottolinea inoltre come oggi il cibo a buon mercato nelle città sia spesso di cattiva qualità, con un alto contenuto di grassi e zuccheri, e per questo responsabile dell’accresciuto livello di obesità, e di malattie croniche correlate alla dieta e all'eccesso di peso, come il diabete. Di contro, coltivare nelle aree urbane frutta e verdura, le maggiori fonti naturali di micronutrienti, incrementa la disponibilità di prodotti freschi e nutrienti e migliora l’accesso al cibo. Al tempo stesso, Pandey ha sottolineato che «l’orticoltura urbana offre una via d’uscita alla povertà», grazie al basso costo iniziale per avviare l’attività, alla brevità dei cicli produttivi e all’alta resa per unità di tempo, terra e acqua impiegati. La Fao stima che le persone coinvolte nell’agricoltura urbana siano più di 130 milioni in Africa e circa 230 milioni in America latina e ricorda che nell'ultimo decennio venti Paesi hanno chiesto la sua assistenza per fornire incentivi e formazione agli orticoltori urbani a basso reddito, oltre che per realizzare migliaia di orti scolastici, un mezzo collaudato da tempo per promuovere la nutrizione infantile nei Paesi più poveri. Dalle città dell’Africa occidentale e centrale, ai barrios a basso reddito di Managua, Caracas e Bogotá, la Fao è inoltre intervenuta aiutando i Governi a promuovere orti irrigati e semplici minicolture idroponiche nelle periferie, spesso degradate, di grandi città, e tetti verdi nei centri di città densamente popolate. In cinque città della Repubblica Democratica del Congo, per esempio, la Fao ha suggerito misure per regolarizzare la proprietà di 1.600 ettari di orti, gestiti da circa ventimila coltivatori a tempo pieno. Sono state introdotte migliori varietà di frutta e verdura e installate quaranta strutture di irrigazione che consentono di disporre di acqua per l’intero anno. Per 450 associazioni di coltivatori sono stati organizzati corsi di formazione sulle migliori pratiche agricole.

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18 ottobre 2019

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