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L'intervista

· Inviato a incontrare «l’uomo che fa i libri» ·

Fino a cinque anni fa, non sapevo nulla di Fabio Franceschi, l’uomo che fa i libri, nonostante dal 2000 ne avesse stampati gia sette firmati da me per Marsilio. Fu proprio il mio editore, Cesare De Michelis, a parlarmene per primo: «Dovresti conoscere il proprietario della Grafica Veneta. Sarebbe il candidato ideale per la tua serie Tipi italiani sul Giornale».

Andai. La data, 8 settembre, non era foriera di buoni auspici. E invece. Sarà che il libro fu inventato cinquecento anni fa nella forma che ancor oggi conosciamo – copertina, frontespizio, capitoli, indice – da Aldo Manuzio, capostipite degli editori moderni che aveva studiato il latino con Gasparino da Verona e Domizio Calderini e il greco con Guarino da Verona, tre umanisti originari della mia provincia, prima di aprire una tipografia a Venezia. Sarà che sono nato in via Gerolamo dai Libri. Sarà che sono cresciuto nella strada che conduce alle Officine grafiche Mondadori. Sarà che ho frequentato una scuola media a duecento metri dalla Mondadori e ho imparato a distinguere la direzione del vento dall’odore di carta essiccata che usciva dalle ciminiere della stamperia.

Sarà che in campeggio estivo a Molveno dormivo in una tenda piantata sui caucciu delle rotative offset regalati alla parrocchia dalle Officine grafiche del fu Arnoldo. Sarà deformazione professionale. Sarà che stravedo per i font tipografici al punto da collezionarli (sono arrivato a superare i 40.000). Sarà che carta stampata e odore d’inchiostro mi tengono compagnia fin dall’infanzia.

Fatto sta che mi attendeva uno degli incontri piu interessanti della mia vita.

Stefano Lorenzetto

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22 marzo 2019

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