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L’interpretazione della Bibbia

· Relazione del cardinale Ouellet al congresso spagnolo sulla sacra Scrittura ·

L’attuale laicismo, soprattutto in Europa, punta a relativizzare la Bibbia fino a dissolverla in una specie di pluralismo religioso, con l’obiettivo di farla scomparire come riferimento culturale. Negli ultimi decenni, «una profonda crisi scuote le fondamenta della cultura europea, una nuova ragion di Stato impone la sua legge e cerca di relegare in secondo piano le radici cristiane» del vecchio continente, compresa la Bibbia, che ne ha modellato «l’anima, la storia e la vita quotidiana». Altrove, «questo annuncio incontra resistenze e rifiuti tali che la testimonianza dei cristiani può arrivare fino al martirio». Sono fra i passaggi più significativi della conferenza «La sacra Scrittura nella Chiesa» tenuta lunedì scorso dal cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, in apertura del congresso organizzato a Madrid nell’ambito della presentazione della versione ufficiale della Bibbia da parte della Conferenza episcopale spagnola.

Nella sua relazione, centrata sull’esortazione apostolica postsinodale Verbum Domini di Benedetto XVI, il porporato ha sottolineato che questa crisi «è penetrata anche all’interno della Chiesa, poiché certa esegesi razionalista si è impossessata della Bibbia per prosciugare le diverse tappe e forme del suo componimento umano, eliminando prodigi e miracoli, moltiplicando le ipotesi e seminando, non poche volte, la confusione tra i fedeli». In alcuni circoli accademici c’è «la tentazione di praticare l’esegesi prescindendo dalla fede, per una maggiore obiettività scientifica», ma questo atteggiamento, osserva il cardinale Ouellet, è «falso e dannoso» perché «non si può pretendere di interpretare “scientificamente” la Scrittura, indipendentemente dalla fede della Chiesa, in quanto la Scrittura è l’espressione storica e normativa della fede». Nella Verbum Domini — ricorda il prefetto — il Papa afferma che, «in definitiva, dove l’esegesi non è teologia e viceversa, dove la teologia non è essenzialmente interpretazione della Scrittura della Chiesa, questa teologia non ha fondamenta». L’esortazione apostolica «conferma l’impulso della nuova evangelizzazione, invitando pastori, fedeli ed esperti della Bibbia a incontrare di nuovo la Parola divina nelle parole umane del testo sacro».

Tra i partecipanti al congresso, che si conclude oggi, l’arcivescovo Luis Francisco Ladaria Ferrer, segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede. Nella sua relazione, intitolata «La sacra Scrittura e il magistero della Chiesa», il presule ha evidenziato come l’importanza della sacra Scrittura nella vita della Chiesa sia, da sempre, un fatto indiscutibile. Le relazioni con il magistero ecclesiale sono complesse perché — ha detto Ladaria Ferrer — «da una parte il primato della Parola di Dio deve essere sempre chiaramente affermato, dall’altra si deve affermare anche che la Scrittura non può mai essere separata dalla vita stessa della Chiesa», unico ambito adeguato per l’interpretazione della Scrittura come parola attuale di Dio.

Ieri è intervenuto al dibattito anche padre Olivier-Thomas Venard, docente alla Scuola biblica e archeologica francese di Gerusalemme, il quale ha invitato i cattolici a rispondere ai vecchi luoghi comuni di certi storici, che vedono nel racconto tradizionale delle origini del cristianesimo contenuto nel Nuovo Testamento niente altro che una delle possibili interpretazioni dei fatti, affidandosi alle approfondite verità offerte dall’esegesi biblica recente.

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