Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

L’inizio
di un lungo cammino

· Settant’anni fa ad Amsterdam la fondazione del Consiglio ecumenico delle Chiese ·

«Il disordine dell’uomo e l’ordine di Dio»: era stato questo il tema scelto per l’assemblea fondativa del Consiglio ecumenico delle Chiese che si aprì ad Amsterdam il 22 agosto 1948, con una cerimonia pubblica presieduta dall’anglicano Geoffrey Francis Fisher, arcivescovo di Canterbury, alla presenza di oltre tremila fedeli cristiani. Tra essi spiccavano i 450 delegati in rappresentanza delle 147 Chiese che avevano accolto l’invito di creare un luogo dove pregare e riflettere sull’unità visibile dei cristiani; l’obiettivo era cercare delle strade per costruire insieme questa unità, con la quale superare lo scandalo delle divisioni e rendere sempre più efficace la missione dell’annuncio di Dio Padre, Figlio e Spirito santo.

Ad Amsterdam si concludeva un processo con alle spalle anni di incontri e di progetti, che avevano coinvolto cristiani di varie tradizioni, soprattutto a partire dalla fine del diciannovesimo secolo, quando si erano manifestate, in forme e in contesti diversi, una pluralità di iniziative. C’era bisogno di formulare un approccio nuovo alla questione delle divisioni tra i cristiani, provando a superare quelle posizioni che impedivano non solo la condivisione nella testimonianza, ma anche, più semplicemente, il dialogo tra cristiani, almeno a livello ufficiale. Si apriva così la stagione di quel movimento ecumenico contemporaneo del quale — accanto alla Conferenza missionaria internazionale di Edimburgo (1910), dove si ebbe un primo momento di confronto sulla necessità di promuovere l’unità dei cristiani in campo missionario — va ricordata, proprio riguardo alla “preistoria” del World Council of Churches (Wcc), la figura dell’arcivescovo luterano svedese Nathan Söderblom che formulò la proposta di un’assemblea ecumenica, cioè universale, di Chiese dove esprimere, con una voce sola, la priorità cristiana per la pace. Questa proposta doveva costituire un punto di riferimento per coloro che, pur da prospettive diverse, desideravano giungere alla creazione di un organismo nel quale le diverse anime del movimento ecumenico contemporaneo trovassero una casa per sostenere un cammino verso l’unità. Fino ad allora, infatti, questo obiettivo coinvolgeva ambienti ristretti all’interno delle singole Chiese, facendo fatica ad affermarsi come una priorità nella riflessione teologica e nella testimonianza quotidiana.

di Riccardo Burigana

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

22 luglio 2019

NOTIZIE CORRELATE