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Lingua del sogno

· La diffusione dello spagnolo nel mondo ·

Una lingua è più di uno strumento per comunicare o descrivere la realtà che ci circonda. L’idioma parlato, come concordano tutti gli psicolinguisti, è infatti in grado di influenzare i processi cognitivi delle persone, semplicemente perché il pensiero è un processo verbale basato sul repertorio linguistico. 

Ne consegue che quanti parlano la stessa lingua condividono in qualche modo la stessa visione del mondo e le categorie per definirlo. È questo il motivo per cui i popoli accomunati dallo stesso idioma hanno spesso un sentimento di vicinanza particolare. Ed è con questa consapevolezza che, nel XIX secolo, le repubbliche ispano-americane resesi indipendenti da Madrid scelsero il castigliano come lingua comune nonostante fosse parlato da circa il venti per cento della popolazione. Il sogno bolivariano della Patria Grande, infatti, non poteva certo nutrirsi della miriade di idiomi locali, per quanto degni di considerazione, ma doveva necessariamente basarsi su una lingua franca. Lo spagnolo — sottolinea Darío Villanueva direttore della Real Academia Española, ora premiato per la sua attività dal quotidiano madrileno «La Razón» — smette in quel momento di essere lingua di conquista. Anche se, dati alla mano, di terreno il castigliano continua a conquistarne tanto. Oggi è la seconda lingua più parlata al mondo, ma la più utilizzata nelle transazioni commerciali. E la tendenza non dà cenno di volersi invertire: non sono pochi gli studi che sottolineano come, in un futuro nemmeno troppo remoto, gli Stati Uniti diventeranno il Paese con il maggior numero di ispanofoni al mondo. Almeno dal punto di vista linguistico il sogno di una Patria Grande sembra quindi realizzato in pieno. (giuseppe fiorentino)

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20 settembre 2019

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