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Linee guida
per l’arte di predicare

· ​La Congregazione per il culto divino ha pubblicato il Direttorio omiletico ·

Non è un pezzo di oratoria, né uno spettacolo, né tantomeno una sfilza di rimproveri. Ma allora cos’è l’omelia? E quali sono le regole per una buona predica?

«Agostino e Monica ascoltano un sermone di sant’Ambrogio» (XV secolo, Barcellona, Museu Nacional d’Art de Catalunya)

Venendo incontro a un’esigenza diffusa nella Chiesa, la Congregazione per il Culto divino e la disciplina dei sacramenti ha pubblicato il Direttorio omiletico, diffondendolo tramite la Libreria Editrice Vaticana in inglese come lingua originale e fornendo una traduzione italiana ufficiale. Due traduzioni in spagnolo e in francese sono state predisposte come base per le varie conferenze episcopali cui spetta la responsabilità nella diffusione in queste e nelle altre lingue.

Il testo è stato presentato, martedì 10 febbraio nella Sala stampa della Santa Sede, nel corso di una conferenza moderata dal vicedirettore padre Ciro Benedettini.

Uno strumento atteso, che «non nasce senza un perché» ha ricordato il prefetto della Congregazione, il cardinale Robert Sarah. L’esigenza di «migliorare il servizio della predicazione liturgica» è venuta sin dal Sinodo dei Vescovi del 2005 e da quello successivo del 2008; Benedetto XVI, poi, ne ha indicato l’opportunità parlando nella Verbum Domini della predicazione come «arte che deve essere coltivata», e Papa Francesco, nell’Evangelii gaudium ha sottolineato che non si possono «chiudere le orecchie» di fronte ai molti reclami giunti «in relazione a questo importante ministero». Infatti se è vero, ha detto il porporato, «che non è facile parlare in modo efficace, ed è necessario imparare a comunicare», è anche vero che per la predicazione «non basta la tecnica», l’omelia «deve esprimere la vita del sacerdote», il prete deve «parlare di ciò che vive» e soprattutto «prepararsi sempre nel dialogo con Dio nella preghiera». 

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16 ottobre 2019

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