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L’Indonesia
verso la conferma
del presidente Widodo

· Lo sfidante Subianto denuncia brogli elettorali ·

L’Indonesia — maggiore economia del sud-est asiatico e nazione a maggioranza musulmana più popolosa del mondo — si riaffida al presidente uscente, Joko Widodo. È questo l’esito — anche se la commissione elettorale di Jakarta non ha ancora reso noto i risultati ufficiali — delle elezioni presidenziali del 17 aprile scorso.

Joko Widodo al voto di mercoledì scorso (Ap)

Widodo, in carica dal 2014 e che si è presentato per un secondo mandato, si è proclamato vincitore, sostenendo di avere ricevuto il 54 per cento circa dei voti nella sfida contro l’ex generale Prabowo Subianto, da lui sconfitto già cinque anni fa. Widodo ha affermato che diversi governi stranieri si sono già congratulati con lui. La sua vittoria era già stata annunciata due giorni fa da alcune organizzazioni indipendenti specializzate in proiezioni elettorali. Il risultato era in effetti atteso, dato che il presidente — primo leader indonesiano a non provenire dall’esercito o comunque da famiglie dell’aristocrazia — aveva sempre guidato tutti i sondaggi. Sotto il suo governo, ricordano gli analisti politici, sono state costruite massicce reti di infrastrutture, culminate con la prima linea della metropolitana di Jakarta inaugurata solo poche settimane fa, ed è stata migliorata la sanità pubblica.

L’economia del paese continua a crescere tra il 5 e il 6 per cento l’anno, e diversi osservatori economici si attendono un proseguimento delle riforme nel secondo mandato. Subianto — esautorato dall’esercito per il suo ruolo nelle violenze che accompagnarono l’uscita di scena dell’ex presidente Suharto, nel 1998, e poi impegnatosi nella politica e nell’imprenditoria — ha invece lamentato brogli elettorali.

Assieme alla scelta del presidente, gli indonesiani si sono recati alle urne anche per eleggere il nuovo parlamento di Jakarta e le rappresentanze locali. Quelle del 17 aprile sono state elezioni con numeri da record. Gli aventi diritto al voto sono stati 193 milioni, che hanno espresso la loro preferenza in ben 800.000 seggi distribuiti in tutto il paese.

Oltre 245.000 invece i candidati, che si sono contesi i 20.000 posti fra distretti e province di una nazione-arcipelago che si estende per quasi 5.000 chilometri in lunghezza. Un processo elettorale molto complicato, reso quest’anno ancora più intricato per la coincidenza, per la prima volta in assoluto, fra le presidenziali, il rinnovo del parlamento e il voto per le amministrazioni locali.

Le elezioni si sono svolte senza incidenti di rilievo, a conferma come il quarto paese più popoloso al mondo possa contare ormai su una delle democrazie più solide di tutto il sud-est asiatico.

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