Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

L’India riconferma
Narendra Modi

· Primo ministro per altri cinque anni ·

Il primo ministro nazionalista indiano, Narendra Modi, leader del Bharatiya Janata Party (Bjp, il Partito del popolo), ha vinto nettamente le elezioni legislative, che nel paese hanno avuto luogo in sette fasi distinte a partire dall’11 aprile scorso.

La commissione elettorale ha reso noto che il Bjp ha conquistato — da solo — oltre 300 dei 543 seggi della Lok Sabha, la camera bassa del parlamento di New Delhi. Un successo particolare, anche perché nella storia del paese dall’indipendenza è accaduto due sole altre volte che un governo venisse riconfermato dopo il primo mandato: con Jawaharlal Nehru e con Manmohan Singh.

 Narendra Modi nel quartier generale del suo partito a New Delhi (Ap)

Per gli analisti si è trattato di un risultato del tutto inaspettato, che ha smentito gli exit poll e le proiezioni dei giorni scorsi, dopo la chiusura della lunga maratona elettorale: tutti, infatti, davano il Bjp, vincente, ma ridimensionato, rispetto al 2014, e probabilmente in “ostaggio” degli alleati di governo.

«Mi inchino al paese di un miliardo e 300.000 persone che mi ha dato fiducia: insieme costruiremo un’India ancora più forte e inclusiva», ha commentato Modi, ringraziando gli elettori per la netta vittoria elettorale. «I cittadini — ha aggiunto — hanno votato e lo hanno fatto per l’India. Questa è una garanzia del successo del paese». Ha anche precisato che «sono rimaste ora solo due caste in India, i poveri e quelli che vogliono lavorare per portarli fuori dalla povertà, e abbiamo bisogno di dare potere a entrambe».

Il presidente russo, Vladimir Putin, e quello degli Stati Uniti, Donald Trump sono stati i primi leader a congratularsi (al telefono) con il rieletto primo ministro. Anche il premier pakistano, Imran Khan, in un tweet, ha espresso felicitazioni a Modi. «Sono pronto a lavorare per la pace, il progresso e la prosperità nell’Asia meridionale», ha aggiunto.

Risultati insoddisfacenti, invece, per l’opposizione indiana. Rahul Gandhi, leader del Partito del Congresso i ed erede della dinastia politica dei Nehru-Gandhi, ha ammesso la sconfitta nelle legislative, nonostante i sette seggi in più rispetto alle parlamentari del 2014. Rahul è anche stato sconfitto personalmente dalla rivale del Bharatiya Janata Party, Smriti Irani, nella circoscrizione di Amethi, finora un bastione della famiglia Gandhi nello stato dell’Uttar Pradesh.

Il figlio di Sonia Gandhi ha aggiunto che il partito continuerà la battaglia: «È una lotta di idee e di valori, contro ogni estremismo, per il rispetto delle minoranze e per la giustizia sociale». Ma per il Congresso i sembra davvero la fine di un’epoca. Non solo per la perdita della circoscrizione di Amethi, ma perché in 18 dei 29 stati del paese non ha avrà neppure un parlamentare.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

15 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE