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L'incubo della bolla cinese

· Pechino prepara una nuova tassa sulla casa per mettere freno alla speculazione edilizia ·

La Cina ha paura di una nuova bolla speculativa sulle case e prepara una tassa per frenare la corsa dei prezzi. Ieri il Governo ha approvato un piano per riformare in modo graduale il prelievo fiscale sugli immobili, un progetto che comprenderebbe anche l'introduzione di una nuova imposta. La notizia ha avuto effetti molto pesanti sulla Borsa di Shanghai, che ha perso il 2,4 per cento, chiudendo il mese di maggio con una flessione del dieci per cento, il calo peggiore dall'agosto 2009.

Un'indagine della Banca centrale cinese riferisce che secondo il settanta per cento della popolazione i prezzi degli immobili sono inaccettabili. «Il problema della casa in Cina — spiega Li Daokui, consulente della Banca centrale intervistato dal “Financial Times” — è più grave di quanto non lo sia negli Stati Uniti e in Gran Bretagna prima della crisi». Dall'inizio dell'anno la borsa di Shanghai ha perso il 21 per cento, anche per via delle misure che poco per volta il Governo centrale ha usato per sgonfiare la bolla. Dal mese scorso a Pechino è vietato comprare più di una nuova abitazione. Ma gli interventi non hanno calmato davvero i mercati. Lo scoppio di una bolla paralizzerebbe l'economia — dicono gli esperti — con conseguenze insostenibili: 60 comparti economici dipendono dall'edilizia, un mercato che genera circa il 58 per cento del pil.

Il Governo agisce con prudenza. Pechino sa bene che il settore immobiliare è una ricchezza importante e, per questo, agisce in maniera calcolata e non fornisce dettagli sulla manovra in preparazione. Secondo alcune ipotesi, la tassa sulla casa potrebbe colpire il venti per cento dei proprietari — quelli che hanno più di un'abitazione — ed essere pari allo 0,8 per cento del valore dell'immobile. Il gettito previsto nelle casse dello Stato è 17,6 miliardi di dollari l'anno. La manovra — dicono fonti di stampa — sarà anticipata da Shanghai, che ha già inviato all'esame delle autorità centrali un riordino che prevede, tra l'altro, la tassa sulla casa.

La manovra immobiliare servirebbe anche per allentare la morsa dell'inflazione. In questa direzione s'inserisce anche un'altra decisione presa ieri dall'Esecutivo, quella di tagliare del 2,8-2,9 per cento i prezzi medi al dettaglio di benzina e diesel. L'inflazione ha raggiunto il 2,8 per cento ad aprile. Il tetto fissato dagli analisti per il 2010 è del tre per cento.

Nel frattempo, il premier cinese, Wen Jibao, ha lanciato ieri l’allarme sul rischio di una ricaduta dell’economia globale in recessione. Secondo Wen, l’economia globale resta vulnerabile ai rischi del debito sovrano ed esiste la possibilità di una seconda recessione, anche se la ripresa è in atto. «Tutti Paesi — dice il premier cinese, parlando a un convegno di uomini d’affari a Tokyo — devono coordinare e rafforzare gli aiuti all’economia. Non ci dev’essere un altro rilassamento». «L’economia mondiale è stabile — ha aggiunto — e comincia a riprendersi, ma la ripresa è lenta e ci sono molti fattori di destabilizzazione». È ancora troppo presto, sostiene Wen, per ritirare gli incentivi all’economia e i problemi del debito sovrano in Europa potrebbe frenare di molto la crescita. Anche la Cina deve «mantenete un certo livello di intensità di stimoli».

Secondo l'Fmi, nel 2010 il pil cinese dovrebbe crescere del dieci per cento mentre nel 2011 del 9,9. Soltanto l'India può stare dietro al Dragone: nel primo trimestre dell'anno New Delhi ha fatto segnare una crescita dell'8,6 per cento. il dato più alto degli ultimi sei mesi grazie soprattutto a una ripresa degli investimenti e del settore manifatturiero.

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