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Incontro rinnovatore

· Nel pellegrinaggio ·

Secondo la testimonianza biblica ed extra biblica, come la tradizione delle Chiese d’Oriente e d’Occidente fin dall’antichità, il pellegrinaggio a un “luogo santo” è ordinato all’incontro esperienziale col divino, accessibile attraverso spazi, gesti, parole, immagini.

Nel medioevo il pellegrinaggio in Terra santa o alle tombe degli apostoli a Roma era inteso come singolare pratica penitenziale — talora sostitutiva della penitenza canonica per chi non poteva esservi sottomesso — volta a favorire la conversione del cuore mediante il distacco dalla vita precedente, la purificazione dei costumi tramite le privazioni e fatiche del cammino in terre sconosciute (peregrinus = straniero). Compiere un pellegrinaggio era un po’ come morire per rinascere a nuova vita. Non era raro per i pellegrini fare testamento prima di un viaggio lungo e rischioso. In effetti, ancora oggi tra le dimensioni della spiritualità del pellegrinaggio (escatologica, festiva, cultuale, apostolica, comunionale) risalta anche quella penitenziale, così descritta dal Direttorio su pietà popolare e liturgia: «Il pellegrinaggio si configura come un “cammino di conversione”: camminando verso il santuario, il pellegrino compie un percorso che va dalla presa di coscienza del proprio peccato e dei legami che lo vincolano a cose effimere e inutili al raggiungimento della libertà interiore e alla comprensione del significato profondo della vita. Per molti fedeli la visita al santuario costituisce un’occasione propizia, spesso ricercata, per accostarsi al sacramento della Penitenza e il pellegrinaggio stesso è stato inteso e proposto nel passato — ma anche nel nostro tempo — come un’opera penitenziale. Peraltro, quando il pellegrinaggio è compiuto in modo genuino, il fedele ritorna dal santuario con il proposito di “cambiare vita”, di orientarla più decisamente verso Dio, di dare a essa una più marcata prospettiva trascendente» (n. 286).

Perché il pellegrinaggio non si confonda con un viaggio qualunque o venga scambiato con un itinerario turistico, «bisogna aver cura di spiegare e preparare opportunamente tutto ciò che costituisce il carattere proprio del pellegrinaggio cristiano» (Benedizionale, n. 316). Perciò la Chiesa ha disposto momenti oranti che ne segnano lo svolgimento. 

di Corrado Maggioni

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21 febbraio 2020

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