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Incontro che ci cambia

· San Paolo letto da Papa Francesco ·

Pubblichiamo uno stralcio la nota della curatrice del volume Ti basta la mia grazia. Le Lettere di Paolo commentate dal Papa (Roma, Castelvecchi, 2017, pagine 380, euro 18,50). 

ndrej Rublëv, «Icona di san Paolo» (1407)

Alla ricchissima e affascinante introduzione di Romano Penna ci permettiamo solo di aggiungere una chiave di lettura delle pagine che seguono. Crediamo di poterla trovare nella parola incontro. Le parole con cui il Pontefice, infatti, commenta le lettere di Paolo, mettono continuamente in evidenza quanto l’incontro con Cristo ha operato nell’apostolo, tanto da fargli affermare: «E non vivo più io, ma Cristo vive in me. E questa vita, che io vivo nel corpo, la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha consegnato se stesso per me» (Galati 2, 20-21).
L’incontro che trasforma: «Io sono il più piccolo tra gli apostoli (...) perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. Per grazia di Dio, però, sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana. L’apostolo Paolo così riassume il significato della sua conversione. Essa, avvenuta dopo il folgorante incontro con Gesù Risorto (cfr. 1 Corinzi 9, 1) sulla strada da Gerusalemme a Damasco, non è prima di tutto un cambiamento morale, ma un’esperienza trasformante della grazia di Cristo, e al tempo stesso la chiamata a una nuova missione, quella di annunciare a tutti quel Gesù che prima perseguitava perseguitando i suoi discepoli» (Omelia del 25 gennaio 2016). Paolo è stato trasformato al punto tale che chiunque, come lui, vive la medesima esperienza dell’incontro con Cristo, vive una nuova creazione: «Paolo ha abbandonato l’uomo “di prima”. Ed è diventato l’uomo “di dopo”. E ci indica una strada per vivere secondo questa logica del “prima” e del “dopo”. Siamo stati rifatti in Cristo! Quello che ha fatto Cristo in noi è una ri-creazione; il sangue di Cristo ci ha ricreato. È una seconda creazione! Se prima tutta la nostra vita, il nostro corpo, la nostra anima, le nostre abitudini erano sulla strada del peccato, dell’iniquità, dopo questa ricreazione dobbiamo fare lo sforzo di camminare sulla strada della giustizia, della santificazione», diceva Papa Francesco il 24 ottobre 2013.
Questa è la vera «conversione»: un rinnovamento, una profonda trasformazione dell’intimo della persona. E ciò significa che il cristianesimo non è una nuova filosofia o una nuova morale. La fede non nasce da un mito, né da un’idea, bensì dall’incontro con una persona! Un incontro che ci cambia, ci rinnova la vita!

di Alessandra Peri

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12 novembre 2019

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