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L’inarrestabile vento del cambiamento

· La Libia vive momenti drammatici mentre il mondo si interroga su come arginare le violenze ·

La Libia vive momenti drammatici con Muammar Gheddafi oramai circondato nel suo bunker a Tripoli mentre le milizie antigovernative — che hanno conquistato i principali terminal petroliferi e hanno assicurato che i contratti che sono legali e negli interessi dei cittadini libici saranno mantenuti — avanzano verso la capitale. L’Unhcr si è detta oggi preoccupata per l’intensificazione allarmante della repressione contro la rivolta popolare in Libia che ha causato migliaia di morti e di feriti. E finalmente anche la comunità internazionale sembra uscire dall’immobilismo che per giorni ha caratterizzato la sua azione improntata alla più ostinata realpolitik in attesa dello sviluppo degli eventi. La Commissione europea ha deciso di stanziare tre milioni di euro per far fronte alle necessità umanitarie in Libia e nei Paesi vicini.

Nelle ultime ore, secondo le frammentarie informazioni che giungono dal Paese, gli oppositori — che avrebbero ripreso il controllo della città costiera di Misurata, 200 chilometri da Tripoli, respingendo una controffensiva delle forze fedeli al raìs — avanzano da est ma anche da ovest e stringono il cerchio intorno alla capitale. Dopo un nuovo intervento ieri alla televisione (ma l’opposizione ne ha messo in dubbio l’autenticità), nel quale Gheddafi attribuiva ai terroristi di Al Qaeda la rivolta, il Governo libico ha annunciato l’aumento degli stipendi, alzato i sussidi per il cibo e ordinato indennità speciali per tutte le famiglie. Ma nonostante queste ultime concessioni il vento del cambiamento sembra inarrestabile e desta seria preoccupazione l’annuncio di una grande manifestazione pro Gheddafi in programma per oggi dopo la preghiera del venerdì: c’è un grosso rischio di incidenti e di provocazioni.

Il mondo si interroga, intanto, su come fermare le stragi in Libia. Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha analizzato le possibili misure contro il regime di Gheddafi in una serie di colloqui telefonici con il presidente del Consiglio dei ministri italiano, Silvio Berlusconi, il primo ministro britannico, David Cameron, e il presidente francese, Nicolas Sarkozy. Si stanno esaminando una serie di opzioni, prima tra tutti una no-fly zone sulla Libia, ma anche il divieto di volo e il congelamento dei beni per la famiglia Gheddafi. Obama ha sottolineato la necessità di delineare i piani per l’assistenza umanitaria e per consentire l’accesso immediato degli aiuti.

Intanto, da Parigi e Londra giunge la richiesta al Consiglio di sicurezza Onu di sanzioni concrete nei confronti delle autorità libiche e di un «embargo totale sulle armi». Lo riferisce il ministro degli Esteri francese, Michèle Alliot-Marie, precisando di aver anche proposto di portare i membri del regime libico davanti al Tribunale penale internazionale per crimini contro l’umanità. «La situazione è molto grave, è assolutamente necessario che la Corte penale internazionale sia coinvolta», ha detto il capo della diplomazia di Parigi secondo cui «non può esserci impunità» per la violenta repressione del regime di Gheddafi nei confronti dei dimostranti antigovernativi. Anche l’Unione europea deve adottare misure restrittive per fermare il più presto possibile la violenza in Libia. Così si è espressa l’alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza comune dell’Ue, Catherine Ashton, a margine del meeting informale dei ministri della Difesa europei a Godolfo, presso Budapest. Il presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano — in visita di Stato in Germania — ha affermato questa mattina: «Credo che sulla volontà di portare avanti una politica euromediterranea anche in tema di immigrazione e asilo, che ha scarseggiato, quanto sta accadendo rappresenta una scossa talmente forte e brusca da permettere di superare le situazioni, attendismi, elusività e ambiguità del passato».

Una riunione urgente dei Paesi membri dell’Alleanza atlantica per affrontare la questione libica è stata nel frattempo organizzata nel pomeriggio dal segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen. «La situazione in Libia è fonte di grande preoccupazione — ha detto — e la Nato può agire come coordinatore, se e quando gli Stati membri dovranno intraprendere azioni».

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