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L’impossibile dietro l’angolo

Henri Matisse, «Notte di Natale» (bozzetto per vetrata, 1952, particolare)

«Il credente e l’artista sono fratelli. Sono entrambi in bilico tra finito e infinito, tra temporale ed eterno, tra limitato e assoluto» si legge nel libro La stella di Myriam. Un romanzo del cuore (Castel Bolognese, Itaca, 2018, pagine 174, euro 13) introdotto da una prefazione di Dacia Maraini. L’autrice, Maria Manuela Cavrini, è clarissa nel monastero di Città della Pieve e responsabile della rivista «Forma sororum. Lo sguardo di Chiara d’Assisi». Il credente come l’artista — continua Maria Manuela — «si affacciano sugli abissi della vita per carpirne i segreti, per esprimere l’ineffabile. Sono divorati entrambi dalla fame di assoluto e arsi dalla sete della distanza. L’arte, come la fede, si nutre di stupore, di gratuità, di contemplazione». Per descrivere quel misto di quotidianità e mistero che forma la trama e l’ordito della vita umana, l’autrice sceglie un genere letterario quasi completamente sparito dalla repubblica delle lettere contemporanea, il prosimetro, l’alternanza di versi e prosa.

La narrazione segue il percorso interiore di Myriam, la protagonista, visitata da una stella vicinissima e remota allo stesso tempo, familiare ma imprevedibile, mentre i versi sono tratti dalle opere di Anna Andreevna Achmatova, Rainer Maria Rilke, Jan Jakub Twardowski, Czesław Miłosz, senza dimenticare le voci più limpidamente mistiche della letteratura italiana del Novecento, come Clemente Rebora o Elena Bono. «Non obbedire — scrive Margherita Guidacci, più volte citata — a chi ti dice / di rinunciare all’impossibile / L’impossibile solo / rende possibile la vita dell’uomo / Tu fai bene a inseguire / il vento con un secchio / Da te, e da te soltanto / si lascerà catturare». Una pagina dopo l’altra, la storia di Myriam prosegue in un dialogo incessante con i capolavori del passato, sollecitato da una voce misteriosa proveniente dal futuro, quella del Creatore di tutte le cose che ama la sua creatura, per quanto piccola e insignificante possa sembrare agli occhi del mondo, e vuole proteggerla e farla crescere sempre di più in consapevolezza e gratuità. «Continuò la sua vita di tutti i giorni, senza più dimenticare le stelle — scrive suor Maria Manuela nelle ultime righe del suo libro — Da là, dal mondo futuro attingeva le parole e i gesti per balbettare a tutti il mistero che l’aveva conquistata. La vertigine di una vita. La sua». (silvia guidi)

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23 ottobre 2019

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