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L'importanza di un viaggio

Sarà importante, anzi lo è già, questo nuovo viaggio internazionale del Papa. E lo hanno percepito i media, sia pure riducendolo a un solo aspetto — per di più stravolto in chiave polemica — e cioè quello dei metodi per contrastare la diffusione dell'Aids. Sì, è importante  la  presenza  di  Benedetto XVI in Camerun e Angola, come i giornalisti al seguito hanno potuto capire subito dalle sue risposte alle loro domande mentre l'aereo iniziava a sorvolare il deserto del Sahara, e come è apparso dai primi due discorsi, durante la cerimonia di benvenuto e ai vescovi. Proprio loro sono stati i primi a porgere al Papa gli auguri — che formula con affetto anche il nostro giornale — per la festa del suo santo patrono.

L'importanza del viaggio ha diversi aspetti: la visita — la terza di un Papa in poco più di un ventennio — a due grandi Paesi quali il Camerun, presentato non a torto come un'Africa in miniatura, e l'Angola; la vicinanza che anche in questo modo il vescovo di Roma vuole dimostrare a tutto il continente africano, dove il cattolicesimo è giovane e in vigorosa crescita, su radici antiche e con realizzazioni rilevanti; la dimensione collegiale, che è ancora più accentuata di quanto non sia solitamente nelle visite papali internazionali.

Questo aspetto collegiale del viaggio africano è stato sottolineato da Benedetto XVI interrogato sulla sua presunta solitudine, una raffigurazione che lo fa «un po' ridere» — ha detto testualmente. Aggiungendo subito dopo che è circondato da amici, anzi da una «rete di amicizia», formata innanzi tutto dal cardinale segretario di Stato e dai suoi più stretti collaboratori, in un impegno quotidiano di tipo collegiale, come storicamente è quello della Curia romana, segnato dalle udienze abituali, dalle visite degli episcopati, dalle riunioni plenarie delle congregazioni — ha voluto spiegare a chi non vuole capire. In una circolarità tra centro e periferia sempre più accentuata.

Nel lavoro di ogni giorno è compresa la preparazione, lunga e coscienziosa, dei viaggi, divenuti da quasi mezzo secolo una forma nuova del servizio papale. Come questo, al quale non solo simbolicamente prendono parte i responsabili più alti della Segreteria di Stato, ma anche un cardinale vescovo proveniente dall'Africa, il cardinale prefetto e l'arcivescovo segretario (anch'egli africano) della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, l'arcivescovo segretario del Sinodo dei vescovi.

Grazie a questa preparazione, in continuo scambio con le rappresentanze pontificie nei diversi Paesi e con gli episcopati, le visite internazionali del vescovo di Roma portano frutti, immediati — come appare in queste ore dall'entusiasmo autentico e commovente dei fedeli camerunesi — e durevoli. Benedetto XVI viaggia, come i suoi predecessori, per testimoniare e annunciare il Signore. E questo ha effetti politici in senso alto. Anche ora nel sollecitare il continente africano e tutta la comunità internazionale a un impegno comune che aiuti a superare la crisi globale.

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23 ottobre 2019

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