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L’importanza di chiamarsi Brics

· Da New Delhi le economie emergenti lanciano la sfida di un nuovo ordine globale ·

Nel mirino le risorse dell’Fmi e il primato internazionale del dollaro

«Un effettivo meccanismo di cooperazione sulle più importanti questioni della politica e dell’economia mondiale deve diventare l’obiettivo strategico». Così il presidente russo, Dmitri Medvedev, ha sintetizzato l’essenza del quarto vertice dei Brics conclusosi ieri a New Delhi. Un summit che ha lanciato al mondo un messaggio molto chiaro: il nuovo ordine mondiale passa dalle economie emergenti, laboratori in espansione che cercano una sempre maggiore unità.

Sul tavolo del vertice di New Delhi ci sono state soprattutto tre questioni: la riforma del Fondo monetario internazionale e della Banca mondiale per riflettere i nuovi equilibri; la svalutazione competitiva di euro e dollaro che danneggia gli emergenti; la maxi-liquidità in eccesso creata da Fed e Bce. Ma i capi di Stato e di Governo di Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa hanno soprattutto concordato di rafforzare le relazioni reciproche attraverso non solo il progetto di una banca comune, ma anche un maggior finanziamento alle istituzioni globali, a partire dalla Banca mondiale, per contribuire alla stabilizzazione dell’economia internazionale. «Dobbiamo promuovere un’integrazione più stretta fra le comunità economiche e commerciali dei nostri Paesi e rendere più facile la concessione di visti per gli imprenditori» ha sottolineato il premier indiano, Manmohan Singh, precisando che il gruppo di cinque Paesi deve anche assicurare all’Europa gli aiuti necessari per risollevarsi.

Ma è proprio questo il punto dolente: le modalità della ripresa. Mentre l’Eurogruppo discute di come aumentare il proprio fondo di salvataggio proprio per favorire un potenziamento del firewall dell’Fmi ad aprile, i leader del Brics si oppongono. «L’attuale sforzo per aumentare la capacità di finanziamento dell’Fmi — si legge nella dichiarazione finale del vertice — avrà successo solo se c’è fiducia che tutti i membri dell’istituzione s’impegneranno davvero a implementare la riforma del 2010 in buona fede». Insomma, solo con un aumento del peso specifico dei Brics nel board dell’Fmi potrà esserci un aumento di capitale del Fondo stesso. Ma la strada è tanto stretta quanto fitta è la ragnatela di interessi e di veti incrociati attraverso cui potrebbe passare un simile accordo. «I vertici dell’Fmi e della Banca Mondiale — recita ancora la dichiarazione congiunta — devono essere selezionati in un processo aperto e basato sul merito».

I Brics hanno già proposto un candidato comune alla presidenza della Banca mondiale: il ministro delle Finanze nigeriano, Ngozi Okonjo-Iweala, il cui curriculum, secondo molti, è migliore di quello del sudcoreano, Jim Yong Kim, proposto da Obama. È vero che nella corsa alla poltrona della dirigenza della Banca tradizionalmente gli Stati Uniti hanno la prevalenza. Tuttavia, oggi la partita è molto diversa, vista la profonda crisi economica da cui l’America fatica a riprendersi.

Sullo sfondo dei colloqui a New Delhi, ci sono stati anche i segnali di stanchezza della locomotiva cinese e le recenti tensioni in Medio Oriente. Gli squilibri mondiali emersi nel 2008 oggi, paradossalmente, sono persino aumentati: i leader del Brics non hanno risparmiato critiche ai colleghi europei e americani. E così è toccato a Dilma Rousseff, presidente brasiliano, accusare di uno «tsunami monetario» la Fed e la Bce, entrambe impegnate a creare così tanta nuova moneta da causare una svalutazione delle rispettive valute e una fuga di capitali verso gli emergenti che toglie loro competitività. All’Occidente i Brics hanno chiesto «politiche economiche e finanziarie responsabili». Ma hanno anche offerto collaborazione con le autorità internazionali per ravvivare la crescita globale. Sempre a New Delhi, i presidenti degli istituti di credito per lo sviluppo nazionale dei Paesi Brics hanno siglato un accordo che consentirà il finanziamento del commercio e degli investimenti in valuta locale. Un mossa importante, che dimostra l’intenzione di smarcarsi con sempre maggiore nettezza dal dollaro. Secondo il sito Bbc Brasile, lo scopo dell’intesa è l’incremento della cooperazione tra le banche statali e l’aumento degli scambi commerciali tra i Paesi del blocco. La fonte specifica inoltre che l’accordo faciliterà i finanziamenti di istituti di promozione dello sviluppo — in Brasile il Bndes che, dal 1952, con condizioni speciali finanzia micro, piccole e medie industrie dei più diversi settori, effettuando anche investimenti di tipo sociale — evitando inoltre i legami di tali intraprese con il dollaro e, quindi, con le fluttuazioni dei cambi.

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