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L’importanza dell’etica
della responsabilità

· Il segretario per i Rapporti con gli Stati all’Osce ·

«Ora è il tempo di opporre alla logica della paura l’etica della responsabilità». Lo ha detto l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, in occasione del 26° Consiglio dei ministri dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce). Durante il suo intervento nella plenaria, che si è tenuta a Bratislava ieri, 5 dicembre, Gallagher ha ribadito l’importanza della fratellanza e del dialogo nella ricerca della pace mondiale, di cui l’Osce è uno «strumento».

Fin dal suo inizio, ha detto infatti l’arcivescovo Gallagher, l’Organizzazione è stata «uno strumento originale di pace, capace di rafforzare la fiducia fra gli stati e di fornire risposte sempre più rilevanti alle speranze e alle aspirazioni delle persone». Per questo motivo, la Santa Sede si unisce ai suoi sforzi per apportare una «contribuzione concreta al servizio della pace».

In occasione della ricorrenza del trentesimo anniversario della caduta del muro di Berlino, il segretario per i Rapporti con gli Stati ha voluto celebrare l’operato dell’Osce nel «provvedere diritti umani e libertà fondamentali». Ma «non possiamo accettare che (la società) li manipoli», ha avvisato l’arcivescovo, e che li usi come «armi per protrarre agende politiche, economiche, militari, culturali o ideologiche». Spesso, infatti, si suole definire i diritti umani in conformità con norme sociali, culturali, o politiche. «Ma i diritti umani — ha ricordato — sono tali in quanto intrinseci alla dignità della persona umana».

Ricordando le parole pronunciate da Papa Francesco durante il recente Viaggio apostolico in Giappone, l’arcivescovo Gallagher ha poi ribadito che la pace «non può mai essere raggiunta con soli mezzi militari, e ancor meno con il possesso di armi nucleari e altre armi di distruzione di massa». Come aveva detto il Papa sulla collina Nishizaka di Nagasaki, la pace deve essere «fondata sulla verità, eretta nella giustizia, animata e perfezionata dalla carità, e raggiunta in libertà». La dissuasione nucleare e la minaccia di distruzione mutua assicurata, ha dichiarato quindi l’arcivescovo, non possono «costituire la base per un’etica di fraternità e pacifica coesistenza fra stati e persone». E se la pace «non è meramente l’assenza di guerra», dobbiamo volgere i nostri sforzi per «la meritevole gioventù di oggi e del domani» al conseguimento di un «ordine mondiale pacifico basato sull’unità della famiglia umana, radicato nel rispetto, cooperazione, solidarietà e compassione».

Il segretario per i Rapporti con gli Stati ha infine offerto diverse indicazioni per il conseguimento di quest’obiettivo. La responsabilità cooperativa fra stati e per la protezione ambientale, ha avvisato, non può essere esclusa da un «approccio integrale alla questione della pace». Per essere fruttuoso, poi, questo processo deve «coltivare quotidianamente la fratellanza, con un approccio all’altro caratterizzato da sincerità d’intenzioni e rispetto per la propria identità». In questa prospettiva, ha concluso l’arcivescovo Gallagher, un’attitudine dialogica è cruciale e «dovrebbe essere adoperata» nell’Osce «perché nel dialogo l’altra parte è riconosciuta come un interlocutore allo stesso livello e con la stessa dignità».

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