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L’importanza
delle parole

· ​In un libro di Luca Serianni ·

Cercare le parole, trovare le parole, non avere parole, avere tante parole ma non sapere a chi dirle. Tutto il nostro mondo — pensieri, fantasie, emozioni, sentimenti — passa attraverso le parole. E a una parola che le racchiude tutte è dedicato il nuovo bellissimo libro di Luca Serianni, Parola (Bologna, il Mulino, 2016, pagine 157, euro 13). Grande linguista e filologo, docente di Storia della lingua italiana alla Sapienza di Roma, una vocazione all’insegnamento di largo orizzonte, come sempre quando si mette non solo ciò che si sa ma anche ciò che si è al servizio degli altri, Serianni è autore di saggi critici di raffinata qualità e di strumenti didattici ormai diventati dei classici. Insomma un maestro di vita prima che di studi, una voce che con limpidezza e altrettanta forza guarda al futuro promuovendo idee, progetti e valori.

«Dedicare un volumetto a una parola come “parola” può sembrare un azzardo. È troppo per un verso, troppo poco per un altro» scrive l’autore nella bella premessa. Non è troppo perché le parole «non hanno tutte lo stesso peso» e “parola” è una parola fondamentale «non solo per la frequenza d’uso, ma anche per il significato che esprime, riferendosi a ciò che contrassegna tipicamente l’essere umano rispetto agli altri animali, il dono della parola». E non è poco se nella brevità, elogiata fin dalla premessa come arte del sottrarre per andare diretti al cuore delle cose, Serianni riesce a far convivere agilità e ricchezza argomentativa, evitando le secche della condensazione in una narrazione di grande chiarezza e di gradevolissima lettura. Se queste pagine fossero una partitura sarebbero uno dei preludi di Chopin, piccole forme musicali che riescono a contenere un universo senza bisogno di fioriture e di arabeschi.

Tanti i percorsi possibili per affrontare un discorso sulla parola, osserva ancora l’autore, e un unico punto fermo: partire dall’etimologia. Le parole sono uccelli di passo, volano da un cielo all’altro e da una terra all’altra portandosi dietro tanta memoria. Perché le lingue sono il luogo dell’inclusione e dell’accoglienza. Tornare alla loro origine significa risalire nel tempo dipanando con amore e pazienza le tante storie che nelle parole si intrecciano. Non a caso Jorge Luis Borges, nella poesia I giusti, poneva «chi scopre con piacere un’etimologia» tra coloro che inconsapevolmente «stanno salvando il mondo». E la parola “parola”, come altre del nostro vocabolario, è segnata dal cristianesimo perché deriva da “parabola”, il racconto allegorico del Vangelo, l’esempio, la parola di Cristo. 

di Francesca Romana de’ Angelis

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23 maggio 2019

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