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L’imperatore e Margherita

· Il cristogramma costantiniano nei graffiti della Memoria di San Pietro dove l’archeologa Guarducci portò avanti i celebri scavi ·

Quel simbolo che dopo il 28 ottobre 312 si diffuse rapidamente a Roma e nel resto dell’impero

Il decisivo scontro del 28 ottobre 312 ad saxsa rubra , nel suburbio nord di Roma, costituisce la fase iniziale di un processo di enorme portata, che nel corso di circa un decennio mutò l’architettura istituzionale, politica e ideologico-religiosa dell’Impero.

Nell’immaginario di Costantino e di una parte almeno dei suoi contemporanei — compresi Eusebio di Cesarea e Lattanzio — l’evento epocale della vittoria di ponte Milvio trovò un efficace  e per l’imperatore “provvidenziale” catalizzatore nella  misteriosa visione di un segno, nel contempo evocativo di una vittoria conseguita e di una protezione divina acquisita. È il celebre monogramma, a giusta ragione definito come “costantiniano”: una figura nella quale il qualificativo divino di Gesù di Nazaret — Christòs — veniva espresso nella forma monogrammatica conseguente alla sovrapposizione delle due iniziali chi e rho .

Il nuovo segno  entrò nella monetazione imperiale, sia occidentale che orientale. Ma non a Roma. Certo si tratta di non pura casualità, ma di un esito coerente delle cautele e dei dovuti rispetti, che la capitale dell’Impero — ancora in grande maggioranza pagana — poteva e doveva esigere dal suo legittimo sovrano, che pure aveva aderito al cristianesimo.

Ma c'è un'importante documentazione epigrafica — sicuramente attribuibile agli esordi dell’era costantiniana — ancora oggi visibile nello strato sottostante alla basilica vaticana,  cioè nel campo P,  che localizza la memoria petrina e che venne studiato dall'archeologa Margherita Guarducci. Qui, per la prima volta a Roma, in un contesto devozionale emergono con chiarezza una serie di segni cristologici nella forma archetipica del monogramma costantiniano. Qualcuno — evidentemente di fede cristiana — si era recato nell’area della memoria petrina e qui aveva lasciato testimonianza scritta della sua  visita con brevi e semplici messaggi di tipo augurale, rivelatori di una consapevole conoscenza del contenuto verbale e simbolico del cristogramma.

Nel fiume di pagine, anche recentissime, prodotte su moltepliciti aspetti relativi alla cosiddetta questione Costantiniana, non sembra vi sia cenno alcuno ai graffiti, certo poveri e rozzi sul piano formale,  ma rilevanti sul piano della storia culturale, poiché cronologicamente prossimi alla più antica testimonianza finora nota del cristogramma: quella riprodotta nel celeberrimo solido argenteo battuto nel 315 dalla zecca di Ticinum (Pavia), che reca sul dritto il volto di Costantino con l’elmo, coronato sulla sua sommità dall’effigie del monogramma cristologico.

È una prova inconfutabile che la conoscenza del cristogramma a Roma avesse raggiunto un più vasto ambito popolare, pur in assenza nelle zecche della città di prodotti  con segni cristologici.

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20 settembre 2019

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