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L’impegno religioso
libera la donna

Da oltre cinquant’anni si assiste all’emergere della donna in tutti i settori della vita sociale, politica e culturale del Brasile, e questo costituisce uno dei fattori più importanti e rilevanti in termini di mutamento del suo profilo contemporaneo.

Anche in campo religioso le donne stanno diventando protagoniste: circa l’80 per cento di esse è di estrazione popolare, ossia con un reddito basso, vive in stato di povertà ed è sottoposto a ogni sorta di oppressione. Ma il passaggio per l’esperienza religiosa ed ecclesiale cristiana si è rivelato, per molte, una costante e autentica via di accesso all’emancipazione e al recupero della loro dignità umana, costituendo una possibilità reale e originale per accedere e giungere a una maggiore consapevolezza sociale e a un inserimento nello spazio pubblico, in termini di partecipazione ai sindacati, alle associazioni di quartiere, ai movimenti popolari e ai partiti politici.

Candido Portinari«Catechesi» (1941)

L’esperienza e l’impegno religioso delle donne delle fasce popolari brasiliane, il loro farsi carico, in modo massiccio e maggioritario, dei diversi servizi ecclesiali sono, molto spesso, l’unico spazio concesso loro per agire al di fuori dei confini della casa e della cura della famiglia. Il fatto che la Chiesa in Brasile, in molte sue diocesi, abbia adottato il modello ecclesiale delle Ceb (comunità ecclesiali di base), accanto e oltre al modello tradizionale della parrocchia, dove i servizi erano troppo concentrati nelle mani del sacerdote, ha permesso a molte donne di esercitare capacità di coordinamento e doti direttive e organizzative.

Oggi nella Chiesa si vedono invece sempre più donne a capo delle comunità, donne agenti di pastorale impegnate, responsabili di un intero gruppo di persone, che cercano di soddisfarne i desideri e di articolare nel miglior modo possibile il loro accesso ai beni offerti dalla Chiesa.

Anche nel campo della spiritualità, la presenza delle donne è cresciuta in modo considerevole. Laiche o religiose, sono innumerevoli oggi in Brasile le donne che si dedicano alla predicazione di ritiri, all’accompagnamento spirituale delle persone, alla produzione di materiale che aiuti a organizzare in modo positivo la preghiera e la liturgia ai più diversi livelli. Sono notevoli i frutti prodotti da queste maestre spirituali, che aiutano tanti uomini e donne, secondo la propria percezione femminile di Dio e la loro esperienza dello Spirito segnata dal modo d’essere femminile.

Ci sono inoltre le teologhe. Dopo il passaggio complesso di scoperta di se stesse e del proprio ruolo all’interno della comunità teologica, un sempre maggior numero di donne oggi frequenta gli istituti di teologia, conseguendo diplomi accademici o esercitando il ministero dell’insegnamento e della ricerca teologica. La loro produzione teologica sta raggiungendo un livello di maturità sempre più alto, non solo o principalmente sul tema della donna, ma su tutti i temi della teologia, esaminati ed elaborati nella prospettiva e nell’ottica femminile.

Docenti e scrittrici, ricercatrici e intellettuali di peso e di spessore, le donne teologhe oggi consentono già di dire che la teologia in Brasile sarebbe impensabile senza il loro contributo. Se non ci fossero, verrebbe a mancare una parte importante di riflessione, un approccio fondamentale ai problemi su cui riflettere, un respiro unico che solo esse possono dare ai temi tanto antichi ma sempre attuali del mistero cristiano.

Tra i temi cari alle donne che operano nella Chiesa in Brasile, soprattutto alle donne teologhe, oltre a quello dell’identità della donna e a tutti gli argomenti teologici e biblici pensati a partire dall’ottica femminile, vorremmo sottolinearne altri due che ci sembrano particolarmente importanti, controversi e delicati — ecclesialmente parlando — in cui l’approccio iniziale da parte delle donne cristiane è stato timido e cauto. Tuttavia, per la loro forza e centralità, hanno pian piano acquistato forza e negli anni Novanta sono diventati grandi sfide per la teologia elaborata dalle donne. Sfide ancora presenti in questo inizio del nuovo secolo.

Si tratta del tema dell’etica e della morale relative ai diritti riproduttivi e alla sessualità. C’è tutto un universo da esplorare a tale riguardo, universo che ha acquisito nuova forza e nuovi elementi, soprattutto per le teologhe cattoliche, con l’enciclica di Papa Giovanni Paolo ii Evangelium vitae. Già negli anni ottanta, risultava evidente alle donne che la sfida di pensare la loro corporeità, sessualità e fecondità alla luce della Rivelazione cristiana e in dialogo con il magistero della Chiesa era una missione alla quale non si potevano sottrarre. E a essa si sono dedicate e continuano a dedicarsi con coraggio e speranza.

Un altro tema è più legato al campo dell’ecclesiologia: la questione dei ministeri. Tutte le donne coinvolte in un servizio ecclesiale provano ogni giorno sulla propria pelle quanto siano urgenti una riflessione e una pratica che rispondano ai desideri del popolo di Dio in merito.

Negli anni ottanta, le donne hanno cominciato effettivamente ad assumere vari ministeri nelle comunità. Negli anni novanta hanno continuato ad approfondire questa pista aperta e a cercare cammini fecondi, seppur non sempre facili, per ampliare lo spettro delle conquiste possibili e promettenti che avrebbero permesso sempre più alla donna cristiana di trovare un cammino nello spazio ecclesiale, così da consentirle di passare dall’ambito domestico a quello pubblico.

È a partire da questi punti centrali e cruciali che vediamo delinearsi il futuro della donna nella Chiesa in Brasile nel terzo millennio già iniziato. In questa fase innovativa già inaugurata, c’è un aspetto caratteristico che non si può ignorare: nonostante una realtà quotidiana dura, se non addirittura opprimente, esse sono piene di speranza e di fiducia. Per tutte, la vita e il mondo non si presentano minacciosi o distruttivi ma, al contrario, carichi di possibilità di vivere e di costruire qualcosa più grande e più buono di ciò che è stato e che si è vissuto finora.

Sempre più forte è in loro la consapevolezza che l’oppressione di cui sono spesso vittime, in casa e nella società, non è la volontà di Dio. Dio per loro è qualcuno sperimentato molto positivamente, qualcuno che vuole trasformarle e che nella realtà le trasforma profondamente aiutandole nel difficile e affascinante passaggio dall’ambito domestico a quello pubblico.

di Maria Clara Bingemer

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12 dicembre 2019

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