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Limite invalicabile

· I presuli irlandesi sul referendum per l’aborto ·

«Se la società accetta che un essere umano abbia il diritto di porre fine alla vita di un altro, allora non è più possibile rivendicare il diritto alla vita come diritto umano fondamentale per nessuno». Infatti, «se concediamo qualsiasi motivo all’aborto, gli stessi argomenti saranno usati per giustificare la fine della vita di persone anziane, fragili o con disabilità significative». 

È quanto ha sostenuto il vescovo di Elphin, Kevin Peter Doran, presidente del gruppo sulla bioetica della Commissione episcopale irlandese in un messaggio pastorale, pubblicato domenica 28, che interviene nel dibattito innescato dalla decisione governativa di indire per la fine di maggio — la data non è ancora stata fissata — un referendum per rendere possibile al parlamento di poter legiferare in tema di aborto in senso meno restrittivo. Nel quesito referendario gli irlandesi dovranno pronunciarsi sul cosiddetto ottavo emendamento della Costituzione, introdotto nel 1983. Un divieto assoluto di aborto, inserito nella legge fondamentale a seguito di un referendum popolare, il cui contenuto è stato attenuato nel 2013, quando l’aborto è stato autorizzato solo nel caso di pericolo di vita per la madre.

Il vescovo spiega che le conseguenze di un’eventuale rimozione dell’«emendamento pro-vita», sarebbero gravi perché eliminerebbero dalla Costituzione il «riferimento al diritto alla vita» di madre e bambino, senza sostituirlo con nulla: «sarebbe come un assegno in bianco» nelle mani del governo, libero in futuro di introdurre qualsiasi regime di aborto. In questo senso, aggiunge il presule, «se attraversiamo questa frontiera, non sarà facile tornare indietro». Infatti, «quando si tratta del diritto di scelta, c’è la tendenza a dimenticare che c’è un’altra persona coinvolta; una persona vulnerabile che non ha scelta e che dipende interamente dagli altri per la protezione». Si è perciò «di fronte a uno scontro enorme e drammatico tra bene e male, morte e vita, “cultura della morte” e “cultura della vita”». E, citando l’Evangelium vitae di Giovanni Paolo ii, il presule sottolinea come «ci troviamo non solo “di fronte”, ma necessariamente “in mezzo” a questo conflitto: siamo tutti coinvolti, con la responsabilità ineludibile di scegliere di essere incondizionatamente pro-vita». In questa ottica è quanto mai importante sostenere le donne. Il vescovo incoraggia a scelte di compassione, verità, preghiera, sostegno alle donne e rende noto che, qualsiasi cosa succeda alla Costituzione, si stanno studiando le vie per «essere in grado di offrire ulteriore sostegno alle donne perché possano scegliere la vita non solo per il bambino ma per loro stesse».

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17 ottobre 2018

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