Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Lilli e il piccolo Carlo

· Punti di resistenza ·

Il progetto di pet therapy di Luca Indrieri e Carmela Di Nardo a Castrolibero

Carlo Paldino ha quattro anni e mezzo. Da quando ha conosciuto Lilli, cucciola di labrador, la sua vita è cambiata. È rinato o meglio, volendo citare il bel libro di Giuseppe Pontiggia, è nato due volte. «Nostro figlio è autistico — raccontano papà Lorenzo, 37 anni, e mamma Maria Carmela, 35 — Prima di incontrare Lilli, non riusciva a comunicare col mondo esterno, ad approcciarsi con i bambini della sua età, non sapeva neanche cosa fosse una carezza».

La giovane coppia di Bisignano, paesino in provincia di Cosenza, fino a quel momento le prova tutte. Decine e decine di terapie non apportano i risultati sperati, ma poi incontra Luca Indrieri e Carmela Di Nardo. Anche loro sono una giovane coppia calabrese, e di mestiere fanno gli addestratori cinofili. Una passione diventata col tempo un vero e proprio lavoro che non a caso, insieme, svolgono a Castrolibero, sempre nel cosentino. Allenano i cani al loro campo secondo tecniche aggiornate e comprovate, li fanno interagire pure coi più piccoli nell’ambito di progetti scolastici volti a prevenire incidenti e infortuni e, in sinergia con diversi psicologi, si dedicano anche a chi è disabile. Perché, sì, dalla relazione con gli amici a quattro zampe, possono trarsi straordinari benefici.

«Io e Carmela seguiamo numerose famiglie — dice Luca a proposito della sua professione — Si sono tutte rivolte a noi perché ritengono che le attività assistite con i cani rappresentino un’ottima terapia di recupero. Nella maggior parte dei casi — aggiunge — ci rivolgiamo a bambini e ragazzi autistici fino ai 15 anni d’età e li facciamo interagire con razze di cani docili, ben disposte, non impetuose, che sappiano, anche grazie a certe caratteristiche fisiche, relazionarsi con l’esterno. I risultati ottenuti finora sono decisamente buoni».

E a dimostrare la fondatezza, in termini di benefici, di queste attività non sono solo gli studi scientifici riguardanti la “pet therapy” e altre tipologie similari di terapie. È proprio l’esperienza del piccolo Carlo e dei suoi genitori, dapprima restii ad adottare un cane e a portarlo nella loro casa, a sottolineare i miglioramenti nei comportamenti di chi non riesce a relazionarsi normalmente col mondo al di fuori di se stesso.

«Dall’incontro con professionisti come Luca e Carmela — rende ancora noto papà Lorenzo —, grazie ai quali Lilli è stata addestrata, Carlo adesso ha atteggiamenti positivi verso gli altri. Tramite la cagnolina, è cambiato il suo rapporto con i compagni dell’asilo: prima li strattonava, ora usa modi gentili nei loro confronti, è rispettoso. Si è davvero sbloccato e — prosegue — se dovessi quantificare su una scala da 1 a 10 il beneficio tratto, direi 8. Abbiamo ottime prospettive davanti a noi. Ce lo dicono Luca e Carmela, ce lo dicono gli altri professionisti e terapisti e lo dimostra, nondimeno, il fatto che mio figlio per la prima volta in vita sua abbia pronunciato una parola».

Probabilmente è superfluo dire che la prima parola che Carlo ha pronunciato sia Lilli; non lo è, invece, testimoniare con forza quanto sia importante abbattere i pregiudizi. Pregiudizi contro le nuove terapie, le nuove frontiere di ricerca, e pregiudizi contro a qualsiasi forma di disabilità. Si nasce due volte, d’altronde. «La prima — scrive sempre Giuseppe Pontiggia nel libro — quando si è impreparati al mondo; la seconda, invece, è una rinascita affidata all’amore e all’intelligenza degli altri».

di Enrica Riera

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

23 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE