Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Libri sotto il cupolone

· La Santa Sede ospite d’onore al Salone di Torino ·

Un cupolone fatto di libri accoglierà i visitatori dello stand della Santa Sede, ospite d’onore al prossimo Salone Internazionale del Libro di Torino (8-12 maggio). Sui banconi alla base della struttura — che ricalca il progetto per la nuova basilica di San Pietro di Bramante, di cui si celebra quest’anno il cinquecentenario della morte — potranno vedere da vicino alcuni dei gioielli custoditi dalla Biblioteca Apostolica Vaticana, come un disegno di Sandro Botticelli che illustra l’Inferno di Dante, o un’Iliade in greco con testo latino a fronte.

«Il bello artistico e letterario — ha detto Ernesto Ferrero, il direttore editoriale del Salone, durante la presentazione dell’iniziativa che si è svolta martedì 18 marzo nella Sala stampa della Santa Sede — non è un di più, un lusso dei giorni festivi, un optional gradevole di cui si può anche fare a meno: è un luogo di apprendimento e affinamento della sensibilità, di collegamento tra umano e divino, tra i limiti del qui e ora e qualcosa che lo può trascendere, diventando un patrimonio di tutti. Questo mi sembra il significato profondo della cupola di San Pietro fatta di libri che impressionerà quanti visiteranno lo stand».

Ancora una volta, etica ed estetica appaiono inscindibilmente connessi ha ribadito Ferrero; sulla stessa linea, gli interventi di Rolando Picchioni, presidente della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura, e di don Giuseppe Costa, direttore della Libreria editrice vaticana, che al Salone esporrà oltre 3.600 titoli.

«All’ingresso della biblioteca di Ramesse ii c’era una scritta» ha detto il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, durante il suo intervento, citando la testimonianza di Ecateo di Abdera, uno storico greco del iv secolo prima dell’era cristiana che visitò l’Egitto; «il senso dei caratteri geroglifici che Ecateo dovette farsi tradurre da chi l’accompagnava era psuchès iatrèion, clinica dell’anima».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

14 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE