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Libri ebraici
in monastero

· ​Una mostra sul recupero di antichi testi danneggiati durante l’alluvione di Firenze ·

Le acque tumultuose dell’Arno colpirono con la loro violenza un po’ ovunque: il centro storico devastato in ogni sua strada e in ogni sua piazza, l’immenso patrimonio artistico e museale mai così vulnerabile, decine di vite innocenti spezzate. Ma anche una prova collettiva di solidarietà e di rinascita che, sotto la guida del sindaco Piero Bargellini, capace di unire tutti oltre ogni appartenenza e differenza, avrebbe emozionato il mondo intero.

Una lezione quanto mai viva in una realtà, Firenze, che si dimostra ancora una volta laboratorio di un dialogo vivo. Un dialogo in cui l’esperienza dell’incontro riesce spesso a traghettare verso uno stadio successivo, trasformandosi in slancio e concretezza progettuale.

L’allestimento della mostra, in collaborazione con le suore di Rosano  (foto  Burschtein)

Ne è una conferma lo sforzo propedeutico a una delle iniziative più attese nel vasto calendario di eventi legati al cinquantenario dell’alluvione che vedrà, ancora una volta, il capoluogo toscano al centro della scena: il ritorno in città della grande biblioteca ebraica danneggiata dall’Arno nel novembre del 1966, protagonista all’interno di una mostra che sarà ospitata nei locali della Biblioteca nazionale centrale dal prossimo 27 ottobre («E le acque si calmarono», il titolo, con citazione della Genesi).

Un’iniziativa con un doppio messaggio simbolico: innanzitutto il fatto che Firenze riaccolga, alcuni decenni dopo, testimonianze documentali che erano state smistate in alcuni archivi esterni — come quello del Centro bibliografico dell’Unione delle comunità ebraiche italiane a Roma — ma anche il fatto che realtà molto diverse tra loro cooperino per un fine comune. Tra cui una comunità religiosa, costituita da un gruppo di suore benedettine, che sta contribuendo all’impresa con passione e professionalità.

Il primo lotto di opere restaurate su impulso della Fondazione beni culturali ebraici in Italia, che ha ideato e organizzato la mostra su iniziativa del suo vicepresidente Renzo Funaro, in piena sintonia con il presidente Dario Disegni, porta infatti la firma delle suore del monastero di Santa Maria a Rosano, struttura benedettina del comune di Rignano sull’Arno nota per essere stata, fino alla sua elezione al soglio pontificio, luogo privilegiato di residenza dell’allora cardinale Joseph Ratzinger. Il Papa emerito, che vi soggiornò molteplici volte, conquistato dalla serenità e dalla bellezza del luogo, vi arrivava di solito il sabato, si tratteneva la notte nella foresteria e il giorno successivo celebrava la messa. Alcune tra le pagine più intense dei suoi scritti pare siano state concepite proprio a Rosano.

Oltre a questa, il convento ha un’altra caratteristica degna di nota: quella di mantenere in funzione un laboratorio di restauro di pergamene e libri antichi di primo ordine. È grazie a questo, infatti, se le suore di Rosano sono oggi al centro di un complesso lavoro di squadra che, partendo dal mondo ebraico fiorentino, ha allargato sempre più il raggio d’azione nella società.

«Ci siamo rivolti al convento di Rosano sapendo di andare sul sicuro. Una scelta mirata che vuol anche rappresentare un contributo piccolo ma comunque tangibile nel rafforzamento del dialogo interreligioso e della reciproca conoscenza. Nella consapevolezza che quello toscano è da sempre un territorio ricettivo per sfide di questo tipo» ha spiegato l’architetto Renzo Funaro, vicepresidente della Fondazione, al portale dell’ebraismo italiano www.moked.it.

Tra le mani delle suore rignanesi sono così passate eleganti cinquecentine e testi redatti dalle confraternite ebraiche, che iniziarono a operare a Firenze dal Seicento.

di Adam Smulevich

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19 agosto 2019

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