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Libri che non hanno bisogno di viaggiare

· ​Un progetto nato dalla collaborazione tra Pechino e la Biblioteca Vaticana ·

Si sa che i libri, sin dall’antichità, viaggiano, e talvolta compiono lunghi percorsi da un Paese all’altro. Quando infine approdano in alcune biblioteche, hanno la felice ventura di esservi adeguatamente conservati. Non oso scrivere che riposano, perché, per fortuna loro e nostra, con frequenza più o meno assidua, essi sono di nuovo consultati, studiati, valorizzati, senza tuttavia dover intraprendere ulteriori viaggi faticosi e rischiosi.

Viene da riflettere su tutto questo, considerando il cospicuo fondo di libri provenienti dalla Cina oggi conservati nella Biblioteca Apostolica Vaticana. Si tratta di circa settemila pezzi: duemila manoscritti e stampati in xilografia prima del 1911, seicento stampati del periodo repubblicano fino al 1949 e mille successivi a questa data. Vi sono poi alcune centinaia di mappe (importantissime quelle realizzate dai primi missionari, fra cui quella famosissima di Matteo Ricci, nell’edizione del 1602), calchi di epigrafi (copie di iscrizioni buddiste, di un ritratto di Confucio, della stele Nestoriana di Singanfu e di alcune steli ebraiche di Kaifeng), ricami, sculture d’avorio, fotografie e infine circa tremila monete (dalle più antiche, del v-iv secolo prima dell’era cristiana, fino al periodo del Manciukuò).

Non ce ne stupiamo. L’apertura universalistica è una caratteristica peculiare della Biblioteca Vaticana sin dalle origini, quando alla metà del secolo xv la fondò Papa Niccolò v Parentucelli: universalità delle materie, per cui la raccolta di libri non doveva essere specializzata ad esempio nella teologia o nel diritto, come accadeva allora nelle grandi biblioteche delle università, ma avrebbe dovuto riguardare tutti gli ambiti del sapere, compresi quello letterario, anche con i classici latini e greci non cristiani, e quello scientifico, ad esempio con testi di medicina, di astronomia, di matematica; e universalità delle lingue: si cominciò affiancando subito il greco al latino, introducendo prestissimo l’ebraico, e poi via via tante altre lingue, da quella volgari europee a quelle parlate nel bacino mediterraneo e nel Vicino oriente e poi del lontano oriente dell’India, del Giappone e della Cina.

La presenza di tutte queste fonti cinesi nella Biblioteca Vaticana è una grande opportunità di studio, anche perché molti dei testi qui conservati sono copie uniche. Questa opportunità è stata colta dagli studiosi cinesi impegnati nel progetto, voluto dal governo di Pechino, per la Compilazione della storia della dinastia Qing, un ambizioso — e oggi dobbiamo dire ben riuscito — programma per la raccolta sistematica e la pubblicazione di tutta la documentazione che possa aiutare una migliore comprensione della storia del periodo Qing.

All’interno di quel progetto, con il coordinamento dell’università per le lingue straniere di Pechino, è stato dunque avviato uno studio del materiale cinese presente nella Biblioteca Vaticana. Il risultato è stato di grande interesse poiché si è individuata nella Vaticana la presenza di un consistente numero di testi che molto spesso non si erano reperiti altrove. È così nata ufficialmente nel 2008 la collaborazione tra la Commissione per la compilazione della storia della dinastia Qing e la Biblioteca Apostolica Vaticana, che prevedeva la realizzazione di una copia fotografica digitale del materiale e la sua successiva pubblicazione su carta. Il progetto prevede la pubblicazione in forma anastatica di quattro serie di volumi, che raccoglieranno circa settecento titoli tra i milletrecento fotografati. Alcuni non saranno pubblicati perché si tratta di duplicati — e in questo caso si è scelto quello meglio conservato — o perché ne sono già presenti altre copie in Cina. La prima serie, che ha visto la luce nel corso del 2014 consta di quarantaquattro volumi che raccolgono circa centosettanta titoli, tutti riprodotti anastaticamente dalla Elephant Press di Zhengzhou e introdotti da una presentazione scientifica e storica; vengono presentati il 22 gennaio alla Biblioteca Casanatense in un evento organizzato dall’università di Lingue straniere di Pechino e dalla Biblioteca Vaticana in collaborazione con l’università La Sapienza e l’Istituto Confucio di Roma. 

di Ambrogio M. Piazzoni

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